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Le persone in grave difficoltà economica in Italia

Per l'Istat (ma i dati sono provvisori) chi nel 2016 vive in tali condizioni è l'11,9%, circa 7,2 milioni di persone. Dato in linea con i precedenti due anni
di Redazione

Per l’Istat, lo scorso, anno non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale. I dati illustrati qualche giorno fa nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato in vista del Def (Documento di economia e finanzia) sono ancora provvisori, ma attestano la quota di chi vive in tali condizioni all’11,9%: si tratta di circa 7,2 milioni di persone in oltre 3,1 milioni di famiglie.

Il dato è sostanzialmente in linea con quello del 2015, ma cosa sta a significare? Lo spiega l’Istat nel rapporto Noi Italia: “L’indicatore di grave deprivazione materiale, definito come una situazione di involontaria incapacità di sostenere spese per determinati beni o servizi, corrisponde alla percentuale di persone in famiglie che registrano almeno quattro segnali di deprivazione su una lista di nove di seguito riportati: non riuscire a sostenere spese impreviste; avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti diversi dal mutuo); non potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa in un anno, un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, il riscaldamento adeguato dell’abitazione, l’acquisto di una lavatrice, o di un televisore a colori, o di un telefono, o di un’automobile”.
È un aspetto da non sottovalutare, considerato che – in generale – le condizioni economiche delle famiglie sono in realtà migliorate: l’anno scorso il recupero del potere d’acquisto ha mostrato un’accelerazione sugli anni precedenti, è aumentato il reddito (alimentato soprattutto dalla crescita dei redditi da lavoro dipendente) e anche la spesa per consumi ha registrato un incremento, sebbene ad un ritmo inferiore rispetto al 2015.
Eppure, nonostante questi miglioramenti, l’indicatore di grave deprivazione materiale non ha evidenziato progressi. Il dato è stabile da circa tre anni, sopra l’11% (11,6% nel 2014, 11,5% nel 2015 e 11,9% nel 2016). I livelli sono in discesa dal picco raggiunto nel 2012 (14,5%), ma restano distanti dal 7,6% del 2008.
In Italia, informa ancora l’Istat, sono quasi 1,1 milioni (erano 535 mila nel 2008, a conferma del deterioramento provocato dalla crisi) le famiglie in cui tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro sono in cerca di occupazione e non percepiscono quindi redditi da lavoro. Tra il 2015 e il 2016 l’indice è peggiorato per le persone anziane (65 anni e più, dall’8,4% all’11,1%) e per chi vive in famiglie la cui persona di riferimento risulta essere in cerca di occupazione (in questo caso si passa dal 32,1% al 35,8%).

 

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