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Libertà di stampa, l’Italia recupera 25 posizioni

Nel mondo, dice Reporters sans Frontieres, la libertà di stampa non è mai stata così minacciata
di Redazione

Nel rapporto annuale di Reporters sans Frontieres, sulla libertà di stampa, emerge che l’Italia guadagna 25 posizioni, nella classifica mondiale sullo stato di libertà di informazione, grazie anche all’assoluzione di diversi giornalisti, tra cui Nuzzi e Fittipaldi, che sono stati processati per il caso Vatileaks. Nonostante questo notevole balzo, però, in Italia permangono provocazioni e minacce nei confronti dei giornalisti, con sei giornalisti che vivono 24 ore su 24 sotto scorta della polizia. Dal rapporto emerge anche che tra i problemi c’è l’effetto di “responsabili politici come Beppe Grillo che non esitano a comunicare l’identità de giornalisti che danno loro fastidio” e proprio per questo sotto la pressione dei politici, spesso i giornalisti italiani optano per l’auto-censura.

Nell’ambito internazionale la situazione rimane pesantissima; infatti, Reporters sans Frontieres ha dichiarato che la libertà di stampa non è “mai” stata così minacciata come in questo periodo e nel mirino sono finite fake news, repressione e “uomini forti” come Donald Trump e Erdogan.
In 72 paesi, tra i quali Cina, Russia, India, quasi tutto il Medio Oriente, l’America centrale, l’Asia centrale e in due terzi dell’Africa, la situazione è stata definita “difficile o meno grave”. Mentre i paesi in cui la situazione della libertà di stampa è stata definita “molto grave” sono 21, tra cui Burundi, Egitto e Bahrein.
Tra coloro che fanno passi indietro la Polonia, al 54esimo posto, che sta “strangolando finanziariamente” la stampa d’opposizione. Scendono al 43esimo posto, dopo l’elezione del presidente Donald Trump (che non si è risparmiato in attacchi frontali ad alcuni mezzi di informazione), gli Stati Uniti d’America. Scende anche la Gran Bretagna, al 40esimo posto, dopo la Brexit. Mentre la Russia di Vladimir Putin rimane al 148esimo posto.
Ultima al 180° posto, come negli ultimi anni, la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan e Eritrea. Male anche il Messico, al 147esimo posto e la Turchia, al 155esimo posto, dove “si vive – si legge nel report – in una spirale repressiva senza precedenti in nome della lotta contro il terrorismo. Lo stato di emergenza consente alle autorità di liquidare il tratto di penna decine di mezzi di comunicazione, riducendo il pluralismo in pochi giornali a scarsa circolazione. Decine di giornalisti sono arrestati senza processo, rendendo la Turchia la più grande prigione al mondo per i professionisti dei media”. In cima alla classifica la Finlandia cede il primato dopo sei anni alla Norvegia, a causa di pressioni politiche e conflitti d’interesse”.

 

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