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L’innovazione sostiene la ripresa

Il nostro paese comincia a mostrare miglioramenti, ma restano alcuni ritardi rispetto ai principali partner europei
di Redazione

L’Italia mostra miglioramenti nell’ambito dell’innovazione, motore essenziale per la crescita e per l’occupazione. Diversi studi hanno messo in luce i passi in avanti (avvenuti soprattutto negli ultimi due anni) di molte imprese, che hanno visto così crescere il loro potenziale. Ma resta ancora molto da fare.

Nell’ultimo rapporto Italiadecide si evidenzia una volta di più l’esigenza di un dialogo più proficuo tra università, enti di ricerca e imprese. Si tratta di una condizione resa necessaria in una fase di transizione come quella che stiamo attraversando, alla vigilia della cosiddetta quarta rivoluzione industriale e dinanzi ai relativi mutamenti che interesseranno i processi produttivi e, di conseguenza, il mercato del lavoro.
Sebbene alcuni studi, dicevamo, osservano degli andamenti oggi più positivi (ad esempio l’Assirm Innovation Index, che mostra per il 2016 un trend mai negativo in potenziale di crescita), restano alcune lacune per le quali l’Italia perde qualche posizione in termini di competitività.
Nel nostro paese è stato registrato un lieve incremento nella quota di giovani che hanno conseguito un titolo universitario in discipline tecnico-scientifiche, ma non è sufficiente a colmare la distanza che ci separa dai partner europei. Il divario con la UE – al 2015 – è di 5,1 punti percentuali e cresce ulteriormente al confronto con Germania, Spagna, Portogallo e Francia.
In più gli addetti alla R&S (Ricerca e Sviluppo; dati Istat, 2014), che nella UE28 sono mediamente 5,5 ogni mille abitanti, sono 4,1 per mille abitanti: in pratica l’Italia si
colloca al di sotto delle economie più importanti in Europa e appena al di sopra della Grecia.
L’innovazione può essere di prodotto o di processo con conseguenze sull’occupazione che possono variare di volta in volta. Nel triennio 2012-2014, l’Italia, con il 37% di imprese con attività innovative di prodotto/processo, è in linea con la media europea, ma alquanto distanziata da Belgio e Germania (al vertice della classifica) e sotto, tra gli altri, Portogallo e Francia.
Tra le imprese impegnate in attività dirette all’introduzione di innovazioni di prodotto-processo si registra tuttavia una marcata differenza a livello dimensionale. Le grandi imprese, infatti, continuano ad innovare, mentre sono quelle più piccole a subire le maggiori perdite.

 

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