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Il rischio fallimento è alto per il 64% degli italiani

Per quanto in costante calo, il numero dei fallimenti rimane al di sopra dei livelli precedenti la crisi economica
di Redazione

Nel primo trimestre del 2017 le imprese italiane fallite sono state 2.998, pari al 16,8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dati Cribis). Eppure aprire un’impresa è ancora rischioso, secondo molti italiani.

Si tratta di un dato positivo e in linea con quanto registrato recentemente: il CERVED certifica che nel 2016, per il secondo anno consecutivo, è diminuito il numero dei fallimenti. Nel 2016 sono fallite complessivamente 13,5 mila imprese (-8,5% su base annua), in calo rispetto al 2015 quando hanno cessato la propria attività in 14,7 mila (-6,1% rispetto al 2014).
Cribis osserva che la distribuzione territoriale non è omogenea: il numero dei fallimenti è strettamente legato alla densità di imprese attive nelle diverse aree del Paese e così Lombardia e Lazio sono (rispettivamente) la prima e la seconda regione per imprese fallite.
Se confrontiamo i dati più recenti con quelli relativi al periodo precedente la crisi economica, le notizie sono meno positive: nonostante qualche miglioramento, il numero dei fallimenti è (ancora) superiore ai livelli del 2008.
Aprire un’impresa è rischioso, secondo molti italiani. L’Entrepreneurship Outlook 2017 del Randstad Workmonitor – l’indagine viene condotta ogni tre mesi sul mondo del lavoro, coinvolgendo 33 paesi su un campione di 400 lavoratori dipendenti per ogni nazione di età tra 18 e 67 anni – rivela che il 64% dei lavoratori dipendenti vorrebbe avviare una propria attività, ma rinuncia perché considera troppo elevato il rischio di fallire. Un dato superiore alla media globale, pari al 57%. In Europa, solo in Grecia e Spagna si rilevano percentuali più elevate.
Quali sono i fattori che influenzano l’opinione degli italiani? Due su tre sostengono che il sistema Paese rappresenti più un ostacolo che un incentivo alla nuova impresa. Nel dettaglio, il 34% del campione crede che l’Italia sia un luogo adatto per avviare una start-up – la media globale è del 56% – e il 32% sostiene che lo Stato sostenga attivamente le start-up (contro il 50% rilevato a livello mondiale).

 

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