Francesco Totti e la fine di un’era | T-Mag | il magazine di Tecnè

Francesco Totti e la fine di un’era

Il capitano della Roma ha annunciato la sua ultima partita in giallorosso. Il rammarico di un tifoso della Lazio
di Giacomo Buttaroni

La fine di un’era, quella di Totti. L’era di quello che molti tifosi e addetti al mondo del calcio hanno definito l’ottavo re di Roma. Francesco lascia la Roma dopo 25 anni di carriera, 786 partite e 307 gol. Lo ha annunciato nella tarda mattinata di giovedì 25 maggio: «Roma-Genoa, domenica 28 maggio 2017, l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma».

Immagine da Facebook

La fine di un’era ma non di un amore, perché l’amore che Francesco ha provato per i colori giallorossi non ha eguali, visto che nella sua lunghissima carriera “Er Pupone” ha rifiutato varie volte maglie più importanti, maglie che sicuramente avrebbero portato più trofei nella bacheca del capitano romanista. Francesco ha rifiutato offerte faraoniche da Real Madrid e Milan, pur di restare a Roma, nella sua Roma.
È difficile parlare di Totti, soprattutto quando a parlarne è un tifoso laziale, Francesco per la Roma è stato capitano, bomber, campione e leggenda, un’immagine che tanti tifosi romanisti portano con sé, dal più anziano al più giovane; perché Francesco è storia, è la storia della Roma. Con i suoi 25 anni di carriera in giallorosso (in prima squadra) Totti ha fatto innamorare tutti, anche i tifosi non romanisti, forse per la sua simpatia, per il suo modo di essere, un po’ comico e un po’ campione. Per questi lunghi 25 anni si è scritto Roma, ma si è letto Totti, perché l’Associazione sportiva Roma ha 90 anni di storia e di questi 90, 25 sono stati Totti. Certo una carriera, macchiata anche da qualche errore, che da un campione come lui non ti aspetti, come lo sputo a Poulsen negli europei del 2004, i pugni a Manninger (portiere del Siena), il calcione a Balotelli o l’automanata in un derby con la Lazio. Ma Francesco ha sempre cercato di rimediare a questi errori, magari non pubblicamente come hanno fatto tanti suoi colleghi incappati in errori simili, ma in modo poco sfarzoso.

E allora sarà brutto non sentire più l’Olimpico strillare “Francesco Totti!” alla lettura delle formazioni o a un suo gol. Sarà brutto non vedere più il pubblico giallorosso o avversario alzarsi in piedi per battere le mani ad una giocata del numero 10, forse l’ultimo vero 10 rimasto in Italia. Maradona l’ha definito il migliore, tanti bambini e tanti adulti l’hanno preso come esempio, come un eroe. Un eroe che ha saputo riunire tante volte una piazza difficile come quella di Roma, una piazza che per anni ha cercato di dargli una definizione, di dargli un ruolo in campo e fuori. Qualcuno lo ha definito un raffinato trequartista e lui rispondeva a suon di giocate da far alzare in piedi stadi tipo il “Bernabeu” che hanno visto campioni come Ronaldo e Raul. Qualcuno ha detto che segnava poco, e lui ha risposto vincendo la scarpa d’oro dopo un anno difficile: tornava da un infortunio alla tibia e al perone che l’aveva costretto a finire la stagione precedente in anticipo e a fare gli straordinari per giocare il Mondiale di Germania, campionato mondiale che noi tutti ricordiamo, con il suo gol negli ottavi di finale contro l’Australia all’ultimo respiro. “Totti, Totti Totti!”, strillava Fabio Caressa, telecronista Sky in quella partita, e “Totti, Totti, Totti!” hanno strillato milioni di tifosi quel giorno.
È arrivato però il giorno che forse tutti i romantici del calcio non volevano arrivasse, perché di storie d’amore come queste non ce ne saranno più, perché forse quando i tifosi giallorossi cantavano “c’è solo un capitano”, era una vera e propria dichiarazione d’amore. Totti si è saputo guadagnare il rispetto di tutti i tifosi del mondo, compresi i rivali di una vita, basti pensare allo striscione che i tifosi laziali hanno riservato al capitano giallorosso in occasione della 37esima giornata di campionato: “I nemici di una vita salutano Francesco Totti”, o allo striscione che i milanisti hanno dedicato a lui poche settimane prima: “La Sud rende omaggio al rivale Francesco Totti”, quel “rivale” che in passato ha rifiutato la maglia rossonera.

Francesco forse è l’unico calciatore che è riuscito ad unire tutto il mondo, perché anche i turisti quando vengono a Roma parlano di lui. Perché la città ha tanto di lui e lui ha dato tanto alla città. Grazie per averci fatto ridere, emozionare e piangere di gioia in questi 25 anni. Per moltissimi di noi rimarrai indimenticabile, Francè.

Leggi anche:
Il bello di essere un numero 10

 

1 Commento per “Francesco Totti e la fine di un’era”

  1. Giovanni Buttaroni U

    Caro Giogio, la tua lettera mi ha commosso. L’ho apprezzata moltissimo. Per l’analisi, approfondita. In un articolo, come hai fatto tu. Sei un ragazzo intelligente, generoso, onesto e altruista. Lo dico per chi non ti conosce. Noi, la nostra famiglia lo sa. Non avremmo bisogno di scriverlo. Hai dimostrato come si riconosce una realtà vissuta vissuta con lo stile di un uomo, un campione un esempio da imitare. Da sempre, nei nostri sfotto’, avevi sempre dimostrato stima per Lui.
    Bravo, un abbraccio
    Nonno Giovanni

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