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La disoccupazione nell’area Ocse scenderà nel 2017

Ovvero al livello del 2008, a livello globale però il numero delle persone alla ricerca di un impiego non è destinato a diminuire
di Redazione

Nell’ultimo Economic Outlook, l’OCSE – l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che raccoglie le 35 principali economie industrializzate – sostiene che le economie dell’area assisteranno ad un calo del tasso di disoccupazione. A livello globale, le cose andranno diversamente.

Secondo le stime dell’OCSE, il tasso di disoccupazione – ovvero il rapporto tra chi è alla ricerca di un impiego e la forza lavoro – diminuirà tanto nel 2017, scendendo al 6% dal 6,3% del 2016, quanto l’anno successivo: nel 2018 il tasso si dovrebbe attestare al 5,8% e dunque al di sotto dei livelli del 2008 (6%). La stima riguarda soltanto i Paesi che fanno parte dell’OCSE, ovviamente.
A livello mondiale, le cose dovrebbero andare diversamente: nel World Employment and Social Outlook – Trend 2017, l’ILO – l’Organizzazione Internazionale del Lavoro – scrive che il tasso di disoccupazione globale dovrebbe crescere “lievemente” dal 5,7 al 5,8% nel 2017. In pratica: quest’anno i disoccupati cresceranno di 3,4 milioni di unità, raggiungendo i 201 milioni (nel 2018 le persone alla ricerca di un impiego cresceranno ulteriormente: +2,7 milioni).
Gli analisti dell’ILO spiegano che l’incremento dei disoccupati è dovuto al fatto che il ritmo di crescita della forza lavoro ha superato il numero di posti di lavoro che si creano.
Il rapporto dell’ILO sottolinea che il problema relativo alla disoccupazione “è particolarmente acuto” in alcuni Paesi (America Latina, Caraibi e Africa Sub-sahariana) dove gli effetti negativi della recessione continueranno a farsi sentire anche nel corso del 2017. Entrambe le regioni, si legge nel rapporto, fanno i conti con l’aumento notevole del numero di persone che raggiungono l’età lavorativa.
Per i paesi industrializzati, il 2017 dovrebbe essere un anno (leggermente) più positivo – il tasso di disoccupazione dovrebbe diminuire, passando dal 6,3 al 6,2% –, anche se non mancano alcuni aspetti negativi: in particolare, la disoccupazione di lungo periodo resta ancora elevata rispetto ai livelli precedenti alla crisi economica. Nel caso dell’Europa, poi, tale tipo di disoccupazione strutturale continua ad aumentare nonostante le lievi flessioni dei dei tassi di disoccupazione.

 

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