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Le conseguenze dell’indipendentismo catalano

Oltre che politici, gli effetti di una (improbabile, comunque) secessione sarebbero soprattutto economici
di Mirko Spadoni

Il presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, ha annunciato che il giorno scelto per il referendum sull’indipendenza della Catalogna è il 1° ottobre 2017. Questa volta potrebbe essere diversa dalla precedente – il 9 novembre 2014 si svolse un referendum “simbolico” senza alcun valore (circa l’80% votò a favore dell’indipendenza) –, anche se non mancano molti ostacoli. A partire da Madrid.

Il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha dichiarato “illegale” e “anticostituzionale” il referendum catalano, affermando che ne impedirà lo svolgimento. La cosa dovrebbe riuscirgli con (estrema) facilità – tre dei quattro principali partiti spagnoli (il Partito popolare, il Partito socialista operaio spagnolo e Ciudadanos) sono contrari all’indipendenza della Catalogna –, tuttavia sarà necessario attendere la convocazione formale del referendum (Puigdemont si è limitato all’annuncio) che potrebbe non essere comunque sufficiente. Secondo la costituzione spagnola, un referendum può essere convocato soltanto dal governo centrale.

INDIPENDENZA O NO?
Reuters scrive che, stando all’ultimo sondaggio, il 44,3% degli elettori è favore della secessione mentre il 48,5% vuole mantenere lo status quo. L’eventuale indipendenza della Catalogna dalla Spagna avrebbe interesserebbe anche i Paesi vicini, ovviamente. Una rilevazione condotta dal Real Instituto Elcano ha cercato di capire cosa ne pensano i cittadini dei principali partner europei. Il 43% dei tedeschi, il 40% francesi e il 36% italiani sostengono che la secessione danneggerebbe la Catalogna. Gli unici a pensarla diversamente? I britannici: nel Regno Unito, la quota di chi crede che l’indipendenza non sia una buona cosa per i catalani scende al 23%. La percentuale di chi sostiene che la secessione sarebbe un brutto affare per la Spagna supera il 50% in tutti i Paesi (in Germania la quota raggiunge il 58%).

QUANTO È (ECONOMICAMENTE) IMPORTANTE LA CATALOGNA
Del resto la Catalogna è fondamentale per l’economia spagnola. Pur ospitando soltanto il 16% della popolazione del Paese, nel 2013 l’economia catalana ha prodotto 203,62 miliardi di euro, pari a circa il 20% del Prodotto interno lordo spagnolo (i dati sono del Public Diplomacy Council of Catalonia). Inoltre circa il 25% delle esportazioni e il 23% della produzione industriale della Spagna sono riconducibili alle imprese presenti in Catalogna.
Il 16 maggio, il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, ha sottolineato che l’indipendenza della Catalogna “è irrazionale sotto tutti i punti di vista” sociali, politici e economici. E forse potrebbe esserlo anche per i catalani: la separazione da Madrid significherebbe anche l’uscita dall’Unione europea. Fuori dall’UE, osservano alcuni analisti, la Catalogna dovrebbe rinunciare al libero mercato, stringendo accordi commerciali con i Paesi europei e con la Spagna, che attualmente rappresenta oltre la metà dei suoi scambi commerciali.
Ma Madrid intende scongiurare l’indipendenza catalana anche per motivi politici: in un articolo di qualche tempo fa, su Limes si osservava che “la Spagna è un paese dalle forti identità locali, già dotato di un sistema che conferisce ampie competenze alle regioni – all’interno delle quali spicca l’autonomia fiscale concessa al Paese Basco e alla Navarra. La secessione di una parte porrebbe tutto il sistema sotto una pressione davvero notevole”.

 

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