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L’inflazione e la spesa delle famiglie

L'ISTAT sostiene che nel 2017 i consumi delle famiglie e dell'ISP dovrebbe comunque crescere, sebbene ad un ritmo “più contenuto rispetto al biennio precedente”
di Redazione

L’incremento dell’inflazione confermato dall’ISTAT – a maggio, l’aumento è stato dell’1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – avrà (inevitabili) effetti sulle famiglie italiane. Uno studio condotto dal Codacons ha provato a quantificarne l’impatto economico sulla spesa domestica.

Secondo il Codacons, l’aumento dell’inflazione si tradurrà in una maggiore spesa tanto per le famiglie “tipo” quanto per quelle composte dai genitori e da due figli. Le prime, infatti, spenderanno 420 euro in più su base annua. Quindi qualcosa in meno rispetto alle seconde, chiamate ad affrontare un maggiore sforzo economico stimato in 535 euro in più.
Il Codacons osserva che l’aumento dei listini al dettaglio – a maggio l’inflazione è aumentata con la complicità degli incrementi registrati tra i beni energetici (+6,8%) e dei trasporti (+3,2%) – non è accompagnato da un incremento dei consumi da parte degli italiani.
L’ISTAT ha comunque inserito, insieme ai miglioramenti sul mercato del lavoro, proprio la ripresa dell’inflazione (e il conseguente contenimento del potere d’acquisto) nell’elenco dei fattori che avrebbero aiutato l’andamento al rialzo dei consumi nel 2017. Il tasso di crescita stimato per la spesa delle famiglie e dell’ISP (+1% su base annua) è comunque “più contenuto rispetto al biennio precedente” (2015-2016), durante il quale si è assistito ad un lento recupero di quanto perso nel corso della crisi economica.
In Conti nazionali per settore istituzionale per gli anni 2014-2016, l’ISTAT osserva che, dopo la contrazione registrata nel 2009 – l’Istituto di statistica parla di “calo significativo” –, i consumi finali delle famiglie sono tornati a crescere, fino a risultare “di poco inferiore” ai livelli pre-crisi nel 2011 (-1,5% rispetto al 2007).
L’impatto della seconda fase recessiva è stato più consistente – nel 2013 il volume era del 7,7% al di sotto del livello di inizio periodo – per poi, anche se soltanto parzialmente, essere compensato dal lento recupero rilevato tra il 2014 e il 2016.

 

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