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Fatturato e ordinativi industria in calo ad aprile

Il secondo trimestre non è iniziato benissimo, dopo il calo della produzione industriale registrato tra gennaio e marzo che ha influenzato negativamente la crescita del PIL
di Redazione

Ad aprile 2017 tanto il fatturato quanto gli ordinativi dell’industria sono diminuiti rispetto a marzo 2017: la variazione negativa è stata rispettivamente dello 0,5% e dello 0,7%. Il confronto su base annua (corretto per gli effetti di calendario) va meglio, invece.

La flessione registrata ad aprile – il calo è dovuto alla performance negativa sul mercato interno (-1,9%) attenuata soltanto parzialmente dal buon andamento del mercato estero (+2,2%) – riporta il fatturato sui livelli di febbraio. Discorso simile per gli ordinativi – in calo sia sul mercato interno (-0,4%) che su quello estero (-1%) –, tornati sui livelli di gennaio.
Su base annua, le cose vanno meglio: corretto per gli effetti di calendario – l’ISTAT sottolinea che ad aprile 2017 giorni lavorativi sono stati 18 contro i 20 di aprile 2016 –, il fatturato totale cresce del 4%, con incrementi del 3% sul mercato interno e del 6% su quello estero.
Sempre su base annua, però, risulta in calo tanto l’indice grezzo del fatturato (-2,5%, il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dei beni intermedi) quanto quello degli ordinativi (-2,2%, la flessione più rilevante riguarda la fabbricazione di computer ed elettronica).
Pur rappresentandone soltanto una parte – i servizi ne costituiscono la parte preponderante –, le performance d’industria sono fondamentali per comprendere lo stato di salute di un’economia, in quanto ne influenza moltissimo l’andamento.
Il calo della produzione industriale registrato tra gennaio e marzo 2017 (-0,3% su base trimestrale) ha influenzato (negativamente) la crescita del Prodotto interno lordo italiano. Secondo le stime preliminari, nel primo trimestre, il PIL è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente (su base annua, l’incremento è più consistente: +0,8%). L’ISTAT ne spiega anche il motivo: la variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto del comparto dell’industria e di un aumento sia in quello dell’agricoltura, sia in quello dei servizi.

 

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