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I bambini a rischio esclusione sociale (nei paesi ricchi)

Secondo l'ultimo rapporto Unicef anche in un contesto favorevole un bambino su cinque vive in condizioni di povertà relativa. L'analisi sull'Italia
di Silvia Capone

Definire una nazione “ad alto reddito” non implica ottimali condizioni di benessere per tutti i suoi cittadini. È quello che ha messo in luce il 14° Report Card Costruire il futuro: i bambini e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nei paesi ricchi reso noto dall’Unicef, che fotografa l’esclusione sociale dei bambini e ragazzi in 41 paesi avanzati dell’area Ocse, prendendo in considerazione come parametri gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

In generale il rapporto rileva delle situazioni spesso in contraddizione con la definizione di paese ricco, infatti in media un bambino su otto affronta l’insicurezza alimentare, mentre uno su cinque vive in famiglie in condizione di povertà reddituale relativa. Va meglio per quanto riguarda la salute, anche se a fronte di una diminuzione del tasso di mortalità neonatale, peggiorano gli indici che descrivono malattie tipiche del nostro tempo e delle società avanzate, come quelli riguardanti sintomi di disturbi psicologici e obesità preadolescenziale. I dati riportati sono ovviamente una media dei risultati ottenuti dai diversi paesi, che a loro volta rappresentano la sintesi dei punteggi, non sempre costanti, delle varie categorie di analisi.
Un esempio è l’Italia che ottiene il 24° posto nel ranking generale, con singoli risultati spesso discordanti: conquista il secondo posto per quanto riguarda “Pace, giustizia e istituzioni efficaci”, mentre non spicca nell’obiettivo di “Eliminazione della povertà“ in cui si attesta alla 31° posizione.

In particolare, riguardo quest’ultimo, gli indicatori in cui l’Italia ottiene peggiori risultati sono: il tasso di povertà reddituale relativa, che coinvolge un bambino su 4, e quello di povertà multidimensionale, che invece riguarda il 51% di essi. Anche se, stando agli ultimi dati Istat disponibili sulla “Redistribuzione del reddito in Italia”, pubblicati a giugno 2017 e relativi all’anno precedente, gli interventi statali adottati nel biennio 2014-16 hanno contribuito a ridurre la disuguaglianza tra le fasce di reddito all’interno del paese. Negativo è anche il risultato ottenuto dal nostro paese per quanto riguarda la percentuale di ragazzi tra gli 11 e i 15 anni che dichiarano di soffrire di almeno due sintomi di disagio psicologico con frequenza di una volta a settimana. Dato in contrapposizione con gli ottimi esiti delle classifiche riguardanti il tasso di bullismo cronico e il tasso di omicidio infantile, nelle quali l’Italia conquista rispettivamente il terzultimo e il quintultimo posto. Nonostante il bullismo cronico non sia così diffuso come negli altri paesi presi in considerazione il rapporto del Telefono azzurro relativo al solo anno scolastico 2015/2016, evidenzia che i casi gestiti sono stati 270, circa uno al giorno. Sempre rispetto al quadro delle 41 nazioni coinvolte nella ricerca, positivi sono gli indicatori di problematiche sociali come il tasso di suicidio tra gli adolescenti – causa principale di morte tra i giovani nei paesi avanzati –, per cui l’Italia occupa il penultimo posto, e il tasso di ubriachezza tra gli 11-15enni, il quarto più basso.

Un ultimo aspetto negativo riguarda, com’è noto, l’alta presenza dei Neet, i giovani in questo caso tra i 15 e i 19 anni che non studiano, non lavorano, né frequentano corsi di formazione, che nel nostro paese sono l’11,2%, percentuale minore solo rispetto alla Spagna, alla Croazia e al Cile, ma che negli ultimi due anni, quindi posteriori ai dati della ricerca Unicef, si sta lentamente riducendo (prendendo in considerazione la fascia di età “standard” dai 15 ai 29 anni).
In generale si può dire che oltre agli aspetti analizzati nella ricerca, che si focalizzano principalmente sulla situazione dei bambini, in Italia, stando agli ultimi dati Istat relativi al 2015, la povertà o l’esclusione sociale sono fenomeni che riguardano il 28,7% dei residenti; in Europa nello stesso anno si evidenzia una diminuzione media e la percentuale si attesta al 23,7% della popolazione.

 

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