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Industria 4.0: dove si investe di più

Sono ancora pochi, nonostante i vantaggi siano notevoli come dimostrato da uno studio della SVIMEZ che ha quantificato l'impatto economico del Piano Industria 4.0
di Redazione

Attualmente i settori del comparto manifatturiero dove, alla fine del 2016 la maggioranza delle imprese prevedeva di adottare o aumentare durante il 2017 le tecnologie ICT del Piano Industria 4.0, sono ancora una manciata.

In tutto sono sei settori su 22, secondo i dati riferiti dal presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, alla Commissione Lavoro del Senato. Un piccolo miglioramento rispetto al 2016: lo scorso anno, solo due comparti avevano già adottato (o investito) sulle tecnologie della quarta rivoluzione industriale.
I settori interessati sono gli autoveicoli, dove puntano su queste tecnologie due imprese su tre, l’elettronica, le apparecchiature elettriche, la farmaceutica, la metallurgia e i macchinari.
Meglio va tra le imprese dei servizi, dove l’interesse appare maggiore: i settori dove, alla fine del 2016 la maggioranza delle imprese prevedeva di adottare o aumentare le tecnologie richieste dall’Industria 4.0, sono 10 su 26.
L’ISTAT osserva che i dati testimoniano un impegno da parte del sistema produttivo verso l’aggiornamento tecnologico, anche se non coinvolge ancora tutti. Eppure le opportunità offerte dall’Industria 4.0 sono molte – tra le altre cose, il fine è rendere la produzione industriale automatizzata e interconnessa, con la possibilità di vedere crescere la produttività e un abbassamento dei costi –, tanto da convincere il governo a lanciare un piano specifico che
Uno studio della SVIMEZ sul Piano Industria 4.0 ha provato a quantificarne l’impatto sulle diverse aree del Paese. L’analisi sostiene che il Piano potrà generare una crescita aggiuntiva al Centro-Nord, pari a quasi lo 0,2% del Prodotto interno lordo. Nel Mezzogiorno, l’effetto sarà meno consistente, circa lo 0,03% del PIL.
Il diverso impatto è imputabile alle caratteristiche che differenziano i due tessuti produttivi. Lo SVIMEZ sottolinea che nel Centro-Nord le imprese reagiscono “positivamente” a quelle misure “che vanno nella direzione di accrescere la dotazione dei vantaggi competitivi meno diffusi”.
L’industria meridionale, invece, è caratterizzata da minori livelli di innovatività, da una più bassa diffusione delle tecnologie ICT e da dimensioni aziendali inferiori rispetto a quelle delle concorrenti del Centro-Nord del Paese.
A tutto questo si aggiunge un secondo fattore, non meno importante: durante la crisi economica, l’industria del Mezzogiorno (già relativamente minore) si è contratta in modo notevole, con un’intensità doppia rispetto a quella centro-settentrionale.

 

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