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Start-up: crescono gli investimenti

Ad aumentare è anche il numero delle realtà iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese

Quello delle start-up innovative italiane è un universo molto dinamico. A crescere è il numero di quelle attive, ma non solo: uno studio sul mercato early stage (ovvero le prime fasi di sviluppo di una start-up) italiano nel 2016 riporta numeri molto interessanti.

Il report – l’analisi è stata realizzata da Iban, l’associazione dei business angels, e dall’Osservatorio Venture capital monitor (VeM) dell’Università Cattaneo di Castellanza in collaborazione con Aifi – sottolinea che il 2016 si è chiuso con una crescita dei nuovi investimenti in seed (investimento nella primissima fase di sperimentazione dell’idea di impresa) e start-up (investimento per l’avvio dell’attività imprenditoriale), con 92 target, pari 19% al in più rispetto al 2015 (erano 77).
Se si includono anche le operazioni realizzate dai business angels – termine con il quale si indicano gli investitori informali –, il numero delle società finanziate sale a 129, pari al 10% in più su base annua (un appunto: l’Aifi considera sia le società con sede in Italia che quelle con sede all’estero ma direttamente riconducibili a fondatori italiani).
Per quanto riguarda le operazioni di seed capital, l’investimento medio è di 0,95 milioni di euro per l’acquisizione di quote del 19%. Nelle operazioni di startup, l’ammontare medio, per il 2016, è stato di 2,7 milioni di euro per rilevare una quota media di partecipazione pari al 21%.
In Lombardia si concentra il maggior numero di operazione. Difficile sorprendersi, però. Secondo i dati più recenti aggiornati al secondo trimestre 2017, le start-up innovative attive in Italia sono 7.395 – il computo tiene conto solo delle realtà iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese –, una parte consistente delle quali (1.717 unità) è attiva proprio in Lombardia. Un record. Complessivamente il numero delle start-up innovative è cresciuto di 514 unità rispetto alla fine di marzo (+7,5%).
Il report osserva che, tanto in termini assoluti quanto percentuali, si tratta di una crescita “ben maggiore” rispetto a quella rilevata nel trimestre precedente (+135 unità, +2%), quando la sezione speciale aveva fatto registrare una prima, consistente fuoriuscita di start-up diventate “mature”.
Il decreto crescita 2.0 prevede un “regime transitorio” della durata di quattro anni. Al suo decorso, il 18 dicembre 2016, nella prima metà del 2017 800 imprese circa, una parte consistente delle quali già in fase avanzata di sviluppo, hanno perso lo status speciale di start-up innovativa.

 

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