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Tagliate le stime di crescita per gli USA

Regno Unito e Stati Uniti cresceranno meno del previsto, secondo il FMI. Nel primo caso pesano le incertezze economiche legate alla Brexit, nel secondo si attende un impatto poco determinante dalla politica fiscale
di Redazione

Il Fondo monetario internazionale stima la crescita mondiale al rialzo, segno che il recupero del ciclo economico sta proseguendo. Eppure, leggendo i dati riportati nell’ultimo World Economic Outlook qualche segnale altalenante si osserva.

Mentre le principali economie europee (Francia, Germania, Italia e Spagna) mostrano andamenti positivi (e analogamente altre economie avanzate extraeuropee), il Regno Unito e gli Stati Uniti mettono in luce lievi rallentamenti. Contestualmente le economie emergenti dovrebbero registrare una crescita dal 4,3% del 2016 al 4,6% di quest’anno, fino al 4,8% nel 2018.
Per quanto riguarda il Regno Unito, evidentemente le maggiori incognite giungono dal processo di uscita dall’Unione europea. I negoziati per la Brexit stanno entrando nel vivo, ma le parti restano ancora distanti soprattutto su alcuni, spinosi, argomenti.
In qualche modo le prime ripercussioni sul lato economico sono state già registrate, nonostante un mercato del lavoro che ha evidenziato risultati molto positivi. A maggio, infatti, il tasso di disoccupazione era sceso al 4,5%, cioè su valori minimi da 42 anni, e anche i salari medi hanno mostrato un incremento.
Tuttavia l’incertezza pesa sulla fiducia dei consumatori e delle imprese, in quest’ultimo caso – secondo una recente indagine di Ihs Markit – al minimo da sei anni. A incidere non solo l’incertezza economica, ma anche quella politica dopo il voto di giugno e i consumi che restano deboli.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, che nell’anno in corso vedrà la crescita ridursi dal 2,3% precedentemente stimato al 2,1% e nel 2018 dal 2,5% al 2,1%, il Fondo monetario internazionale sottolinea che il calo nella previsione del 2017 riflette l’andamento poco esaltante del primo trimestre dell’anno, ma il principale fattore dietro tale revisione (specialmente per il 2018) è l’ipotesi che la politica fiscale sarà meno espansiva di quanto immaginato in un primo momento.
Nel mese di giugno le aziende statunitensi hanno creato più posti di lavoro del previsto e al contempo si è assistito ad un timido aumento della disoccupazione, dal 4,3% al 4,4%. Non un dato necessariamente negativo: anche la partecipazione al mercato del lavoro, che continua ad attestarsi ai minimi da 40 anni, ha registrato un piccolo rialzo, passando dal 62,7% al 62,8%.

 

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