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Imprese: si consolida la ripresa, ma restano le incognite

L'economia cresce, ma si osservano ancora alcuni “difetti strutturali”. Pressione fiscale e credit crunch gli ostacoli maggiori
di Redazione

Con le stime al rialzo, sia per quanto riguarda l’Italia sia per quanto riguarda l’Eurozona in generale, la ripresa sembra avviata verso una fase di consolidamento. Le previsioni di crescita sono perciò migliori rispetto a quelle di alcuni mesi fa e l’incertezza del contesto internazionale, che pure permane, è bilanciata da prospettive più positive.

Anche il Fondo monetario internazionale, si è osservato nei giorni scorsi, ha rivisto al rialzo le stime di crescita per l’Italia e andamenti positivi riguardano inoltre Francia, Germania e Spagna. C’è poi la Grecia, che sembra avere intrapreso la via della risalita (il Pil dovrebbe crescere quest’anno più del 2%).
Nel nostro paese sono diversi gli elementi che descrivono la ripresa, oggi più robusta. A cominciare dai recenti dati su fatturato e ordinativi dell’industria che nel mese di maggio hanno evidenziato un significativo aumento sul mese precedente (e con una crescita tendenziale per il fatturato totale del 7,6%).
Le imprese italiane stanno meglio, come confermano i dati di Cribis, società del Gruppo Crif, secondo cui i fallimenti risultano in calo ancora nel secondo trimestre del 2017. Tuttavia, si puntualizza nell’indagine, per quanto il trend possa dirsi in miglioramento si è lontani dai livelli pre-crisi.
Per dirla in cifre, da aprile a giugno sono fallite mediamente 35 imprese al giorno, ma rispetto allo stesso periodo del 2016 le aziende che hanno dovuto cessare le attività sono state 3.190, vale a dire il 15,7% in meno. Il picco risale al 2014, quando i fallimenti totali furono 15.336.
Ancora oggi si rilevano alcuni difetti strutturali, ha osservato ad esempio Confcommercio. Intanto una pressione fiscale troppo elevata che frena il sistema produttivo. In più c’è da dire che, stando all’ultimo rapporto mensile di Unimpresa, il credit crunch rimane a tutt’oggi un ostacolo per le nostre aziende.
I prestiti delle banche alle imprese nel corso dell’ultimo anno, afferma Unimpresa, sono calati di quasi 17 miliardi di euro (-2%), nonostante l’aumento di oltre 12 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare è soprattutto la diminuzione di oltre 15 miliardi dei finanziamenti a breve e di 13 miliardi di quelli di lungo periodo. Sono in aumento di dieci miliardi, invece, i prestiti alle famiglie, trainati dal credito al consumo (+8 miliardi) e dai mutui (+9 miliardi), che hanno compensato la riduzione di sette miliardi dei prestiti personali.

 

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