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Lavoro: così è cambiato durante la crisi

Dal 2011 in poi la crescita degli occupati è stata registrata principalmente tra gli impieghi che offrono le paghe più basse
di Redazione

Uno studio di Eurofound – la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – ha analizzato il mercato del lavoro, sottolineandone i cambiamenti avvenuti negli anni della crisi economica. Ciò che emerge è un quadro molto interessante.

Dall’inizio della crisi, molti sono stati i posti di lavoro andati persi – secondo le stime dell’Ufficio studi di Confcommercio, tra il 2008 e il 2014, sono stati oltre un milione e 800mila, la maggior parte dei quali nelle regioni meridionali del Paese –, compensati soltanto in parte da quelli creati nonostante le difficoltà economiche.
L’emorragia occupazionale non ha colpito tutti allo stesso modo, però: lo studio sottolinea che l’Italia rientra nell’elenco dei Paesi dove la crescita dell’occupazione tra il 2011 e il 2016 è stata registrata fra i lavori con le paghe più basse.
Confrontando il numero degli occupati del 2011 con quelli del 2016 e dividendoli in base al salario percepito, lo studio di Eurofound sottolinea che le perdite più consistenti sono state registrate tra i posti di lavoro che garantivano un salario nella media (il calo è stato di circa 250mila occupati in cinque anni).
Al contrario, invece, la maggior parte dei nuovi posti di lavoro – l’analisi li ha quantificati in circa 475mila unità – offrono dei salari molto bassi (esattamente nel 20% inferiore alla media).
Altrove le cose sono andate diversamente: in alcuni Paesi considerati dallo studio – è il caso di Germania e Regno Unito –, i posti di lavoro sono migliorati sia quantitativamente che qualitativamente.
Differenze che non devono sorprendere: una precedente analisi del Centro studi di Unimpresa, elaborata sulla base dei dati della Banca d’Italia, aveva sottolineato le diverse performance dei Paesi europei negli anni della crisi economica sul fronte occupazionale.
Secondo il rapporto, dal 2008 al 2015 l’occupazione nell’Unione europea è diminuita di 2,1 milioni di unità, passando da 222,8 a 220,7 milioni. Il calo non ha coinvolto tutte le economie: in alcune (Germania e Francia, ad esempio) il numero degli occupati è aumentato mentre in altri (Italia e Spagna, per citarne due) è diminuito.

 

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