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Tutti i “però” della BCE sul lavoro

Il calo della disoccupazione registrato in Italia non è “significativo”, mentre migliorano le prospettive economiche complessive dell'Eurozona
di Redazione

L’ultimo Bollettino economico della Banca centrale europea contiene dati (molto) interessanti relativi all’Italia. Il nostro Paese è tra quelli dove il tasso di disoccupazione – ovvero il rapporto tra chi è alla ricerca di un impiego e la forza lavoro – è diminuito. Indubbiamente un risultato positivo. Tuttavia il calo registrato in Italia non accontenta la BCE. Il motivo: la riduzione della disoccupazione non soddisfa tre requisiti specifici. Vediamo quali.

Una “riduzione” viene definita “significativa” solo se, dopo aver toccato il valore massimo, il tasso di disoccupazione scende di almeno 3 punti percentuali nell’arco dei tre anni successivi; se il calo del tasso di disoccupazione nell’arco dei tre anni è pari ad almeno il 25% del tasso iniziale e se, a distanza di cinque anni, il tasso di disoccupazione rimane inferiore rispetto al livello registrato all’inizio dell’episodio. Cosa altro dice la BCE?

Spiega che in Italia e in Germania l’immigrazione ha avuto un “effetto considerevole sulla forza lavoro”, data dalla somma degli occupati e dei disoccupati. Ciò vale anche per il resto dell’Eurozona, però. Pur sottolineando la particolarità del caso italiano e di quello tedesco, gli analisti della BCE scrivono che “durante la ripresa, nell’area dell’euro nel suo complesso, l’immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l’afflusso di lavoratori dai nuovi stati membri dell’Unione europea”.

La BCE osserva anche che “sebbene l’offerta di lavoro nell’area dell’euro stia continuando ad aumentare, negli ultimi dieci anni il suo tasso di crescita ha subito un rallentamento”. La partecipazione della componente femminile ha “trainato” l’incremento della forza lavoro. Questo aumento e il modo in cui la partecipazione differisce da quella maschile “sono riconducibili in larga parte alle divergenze esistenti fra il livello di istruzione degli uomini e quello delle donne”. Secondo la BCE, “nella popolazione femminile in età lavorativa la percentuale di donne con un’istruzione terziaria è più elevata rispetto all’analoga percentuale fra gli uomini”

L’orientamento della politica monetaria rimane invariata. Un ipotetico cambiamento potrà esserci più avanti, però: la BCE “deciderà in autunno riguardo una calibrazione degli strumenti di politica monetaria nel periodo successivo alla fine dell’anno”.

Infine, il Prodotto interno lordo. Il 2017 dovrebbe essere un anno migliore del previsto: la BCE ha rivisto le stime di crescita per quest’anno, alzandole dall’1,9 al 2,2%, lasciando invariate quelle per il prossimo e per il 2019 (rispettivamente +1,8 e +1,7%).

 

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