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Il discorso di Theresa May sulla Brexit

Parlando da Firenze, May ha proposto una fase di transizione di due anni per il dopo Brexit fino al 2021
di Redazione

La premier britannica Theresa May ha tenuto un discorso sulla Brexit, a Firenze, alla vigilia della quarta sessione dei negoziati tra l’Unione europea e il Regno Unito, dopo la decisione di posticipare l’incontro inizialmente previsto per il 18 settembre. Le trattative tra Bruxelles e Londra sono in una fase di stallo – le due parti non hanno ancora trovato un’intesa su molti argomenti (futuro status dei cittadini comunitari nel Regno Unito, i nuovi accordi commerciali…) – e il discorso della May era importante per capire le linee negoziali del governo britannico (e anche i suoi obiettivi). Nel suo discorso, il premier ha detto molte cose.

“Lasciamo l’Unione europea, ma non lasciamo l’Europa”, ha ribadito. Il referendum del 25 giugno 2016, che ha sancito l’uscita dall’Ue – May ha rivendicato il risultato referendario come una scelta di “sovranità”–, non si traduce in una rottura completa e definitiva dei rapporti con i vicini europei, in sostanza. “Noi non voltiamo le spalle all’Europa”. Questo, dunque, è il punto di partenza del Regno Unito nelle (difficili) trattative con Bruxelles.

“La Brexit sarà un processo difficile, ma abbiamo interesse che i negoziati funzionino”, ha ammesso May. “Il cambiamento deve essere graduale e giusto, non solo per questa generazione ma anche per la prossima”. La premier ha chiesto un “accordo creativo su nuove relazioni”. “È nostro dovere trovarlo, io sono ottimista”, ha aggiunto.

Il Regno Unito ha una proposta: una fase di transizione di due anni dopo l’uscita dall’Ue che dovrebbe concretizzarsi entro il marzo 2019. Fino al 2021 Londra continuerà ad applicare una serie di norme comunitarie, riservandosi però il diritto di riacquisire la piena sovranità sul “controllo dei suoi confini”.

“Non faremo più parte del mercato unico, sappiamo che esso è fatto di equilibrio tra diritti e obblighi”, ha affermato la premier. “Non si possono imporre dazi”. “Ma sappiamo che non possiamo avere tutti i benefici senza obblighi, il nostro compito dunque è cercare un partenariato stretto con un equilibrio diverso”, ha concluso.

“Non voglio che i nostri partner abbiano paura di ricevere meno e pagare di più, rispetteremo le nostre promesse del periodo in cui eravamo nella Ue. Collaboriamo per lo sviluppo economico nel lungo periodo dell’Europa, promuovendo scienza, istruzione, cultura e assicurando la nostra reciproca sicurezza. Vogliamo dare un contributo costante e fare la nostra parte anche nel coprire i costi”.

Secondo alcune stime, l’uscita dall’Unione europea costerà al Regno Unito una cifra compresa tra i 60 e i 100 miliardi di euro: del resto, tanti sono gli “impegni presi in comune” con il bilancio pluriennale 2014-2020, prima del referendum, tra cui gli aiuti alla Turchia e all’Ucraina, le garanzie comuni con la Banca Europea per gli Investimenti e il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici.

A Firenze, May ha anticipato quale potrebbe essere il futuro dei cittadini comunitari che vivono nel suo Paese. “Voglio reiterare a tutti gli italiani e ai cittadini Ue che vivono nel Regno Unito che vogliamo che restiate, siete preziosi per noi e vi ringraziamo per il vostro contributo”.

L’Unione europea e il Regno Unito dovranno continuare a collaborare anche in futuro, in virtù dei “comuni valori” di democrazia, di libertà, di rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. May ha auspicato “un coraggioso e strategico accordo” di cooperazione, un accordo “senza precedenti” negli impegni reciproci, “per proteggere i nostri popoli, difendere i nostri valori e garantire la sicurezza di tutto il continente”.

 

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