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Le elezioni in Austria, così Vienna “vira a destra”

Importante affermazione della destra. Potrà il voto austriaco influenzare le future decisioni in Europa?
di Redazione

L’Austria vira a destra, per dirla con i principali quotidiani. Quello che è certo è che l’esito del voto austriaco per il rinnovo della Camera dei rappresentati, soprattutto se sommato all’importante terzo posto ottenuto in Germania dall’AfD poco meno di un mese fa, è un chiaro segnale (anche) all’Europa. Il partito popolare Övp, con oltre il 31% delle preferenze (che equivalgono a quasi otto punti in più rispetto al 2013), ha vinto le elezioni. A seguire la Fpö di Heinz-Christian Strache, partito di estrema destra che – con oltre il 27% dei consensi – è tornato ai livelli del 1999 quando a guidarlo c’era Haider. Risultato stabile (al 26%) per i socialdemocratici del cancelliere uscente Kern, che comunque li condanna al terzo posto. I dati definitivi potrebbero subire cambiamenti da qui a giovedì, una volta che il conteggio sarà completo (comprensivo, cioè, dei voti per corrispondenza).


fonte: BBC

L’aspetto certo non trascurabile è il volto del successo targato Övp: il suo leader, già ministro degli Esteri, Sebastian Kurz, che a soli 31 anni si appresta a divenire il più giovane capo di governo al mondo. La sua campagna elettorale – strategia che gli ha permesso di recuperare consensi in poco tempo – è stata incentrata su temi che alla base fanno gola soprattutto la Fpö, si pensi alla lotta al radicalismo islamico, alle politiche restrittive in materia di immigrazione o all’espulsione per i profughi che non rispettano le regole. Già da ministro, infatti, Kurz aveva dato prova di quello che sarebbe stato il percorso successivo, dalla chiusura della rotta balcanica alle critiche rivolte alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, per le sue misure di accoglienza (quelle che nel 2015 aprirono le porte del paese a circa un milione di rifugiati in fuga da luoghi come Siria e Iraq).

Ora la questione è: che tipo di coalizione prenderà forma? La Grosse Koalition sembra l’ultima delle opzioni (per quanto nessuno dei diretti interessati l’abbia esclusa in un primo momento), ma è assai probabile che un’alleanza di governo Kurz proverà a farla con la Fpö. Un’ipotesi che potrebbe valere un avvertimento all’Europa. Strache non ha fatto mai mistero di guardare più a Est che a Bruxelles, magari contribuendo al gruppo di Visegrad, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, paesi che non hanno mai accettato fino in fondo le politiche migratorie adottate nell’Unione. Per il momento, però, nella capitale europea non sembrano fare drammi. Anzi, come ha fatto sapere il portavoce della Commissione, il presidente dell’esecutivo UE, Jean-Claude Juncker, ha inviato a Kurz una lettera per congratularsi della vittoria, ma anche per augurargli buon lavoro in vista della formazione di un governo che sia stabile e “pro-europeo”.

Molto, tuttavia, dipenderà dalla Fpö cui stavolta è andata decisamente meglio rispetto allo scorso anno quando si era riaffacciata per le presidenziali che Norbert Hofer non è riuscito a vincere per un soffio. Al netto delle dichiarazioni di circostanza di Kurz («Dialogheremo con tutti») la strada più percorribile appare proprio l’alleanza Övp-Fpö. Intanto, seppure indirettamente, Angela Merkel ha rispedito le critiche al mittente: «Io non trovo lì una formazione politica che possa immaginare come esempio da imitare per la Germania».

 

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