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Brexit: a breve la “seconda fase” dei negoziati

Nonostante qualche piccolo progresso, la seconda fase dei negoziati è ancora lontana: i leader europei e il governo britannico sperano di riuscire ad entrarvi entro dicembre
di Redazione

L’ultimo vertice sulla Brexit al Consiglio europeo è durato un paio di giorni. I leader europei sostengono che qualche progresso c’è stato – specialmente “in materia di diritti dei cittadini” e per “quanto riguarda l’Irlanda” – e promettono di continuare le trattative, per poter procedere “al più presto la seconda fase dei negoziati”. L’obiettivo è di iniziarla a dicembre.

Nel frattempo i 27 Paesi, che resteranno nell’Ue, si confronteranno per trovare una comune strategia nelle trattative per stabilire quali saranno i futuri rapporti commerciali tra l’Unione europea e il Regno Unito.

Comunque i negoziati non non si concluderanno senza un accordo tra le due parti. “Abbiamo alcuni dettagli ma non tutti quelli necessari. Non parto dall’assunzione che non avremo un accordo”, ha detto il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, parlando ai cronisti.

Della stessa opinione, la premier britannica Theresa May: “Stiamo lavorando per un buon accordo e sono ottimista che lo raggiungeremo”, ha spiegato in una conferenza stampa al termine del vertice.

C’è anche chi non è altrettanto ottimista, in realtà: la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sostiene che i negoziati sono ancora in alto mare. “Ci sono stati progressi”, ma “insufficienti per passare alla seconda fase” che i leader europei vogliono raggiungere a dicembre.

Non per questo il governo tedesco vuole abbandonare il tavolo delle trattative, però: “Voglio continuare a condurre questi negoziati con uno spirito costruttivo e allo stesso tempo prendendo in considerazione e rispettando il desiderio dei britannici di lasciare l’Ue pur conservando una buona relazione”, ha concluso Merkel.

Ieri la premier britannica ha scritto una lettera indirizzata ai cittadini europei (circa tre milioni) residenti nel Regno Unito, assicurandogli che non dovranno abbandonare il Paese, una volta concluso il processo di uscita dall’Ue. “Hanno dato un grande contributo al nostro Paese e noi vogliamo che loro e le loro famiglie restino”, si legge nella lettera.

Come mai i negoziati procedono così a rilento? I motivi sono diversi. Le due parti non riescono a trovare un’intesa su diversi punti e in particolare sul costo della Brexit: in quanto Stato membro, il Regno Unito ha assunto degli impegni finanziari che, secondo Bruxelles, adesso è chiamato a rispettare. Senza un’intesa su questo punto, il passaggio alla seconda fase è impossibile.

Londra ha assicurato che pagherà quanto dovuto: “Nessuno deve preoccuparsi per l’attuale periodo di bilancio. Nessuno pagherà di più o riceverà di meno” a causa della Brexit, ha detto May. A quanto ammonta il conto totale, però? Alcuni studi stimano una cifra compresa tra i 60 e i 100 miliardi di euro. “Il conto arriverà con l’accordo finale sulla futura relazione”, ha precisato la premier britannica.

Tuttavia il Consiglio europeo “osserva che, mentre il Regno Unito ha dichiarato di rispettare i suoi obblighi finanziari assunti durante la sua adesione, questo non è ancora stato tradotto in un impegno concreto per risolvere tutti questi obblighi”.

 

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