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Ecco la generazione “ground zero”

I figli sono più poveri dei genitori, spiega il rapporto della Caritas "Futuro anteriore". Con il diminuire dell'età aumentano i problemi economici
di Redazione

Futuro anteriore, il 16° Rapporto Caritas Italia sulla povertà nel nostro paese, presentato in occasione della Giornata mondiale dei Poveri, descrive una situazione in continuo peggioramento, stando al dato secondo cui nell’ultimo decennio il numero dei poveri è aumentato del 165,2%. Infatti nel nostro paese vivono in condizioni di povertà assoluta 4 milioni e 742 mila persone, corrispondenti a 1 milione e 619 mila famiglie, ovvero il 6,3% dei nuclei familiari italiani che riversano la loro situazione su oltre un milione e 200 mila minori in stato di povertà assoluta.

Ed è proprio sulla povertà dei giovani e sull’inclusione sociale che il rapporto si concentra. Gli under 35, viene sottolineato, versano in stato peggiore dei loro genitori e anche dei loro nonni. Il gap di ricchezza tra giovani e anziani continua a crescere a sfavore dei primi. Si assiste così ad una diminuzione dei pensionati poveri, che dal 2007 passano dal 4,8% al 3,9% sul totale, e contestualmente ad un aumento di under 35 in povertà, da un giovane su 50 a uno su 10. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti alla crisi, quindi non è più la classe dei pensionati quella maggiormente svantaggiata. Tanto che la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia tra i 18-34 anni è meno della metà di quella del 1995, e quella dei nuclei familiari con capofamiglia con almeno di 65 anni è aumentata del 60%. Il rapporto della Caritas non sembra prospettare un futuro migliore per questi ragazzi che si vedono un futuro “bloccato” su cui ha un peso preponderante le opportunità dei genitori: infatti la mobilità intergenerazionale è tra le più basse d’Europa e, a testimonianza di ciò, solo il 7,4% di giovani che svolgono un lavoro qualificato provengono da una famiglia a basso reddito con stranieri. E nonostante sia diminuito il tasso di abbandono scolastico, l’Italia, secondo i dati Eurostat del 2016, rimane il paese dell’Unione europea con il maggior numero di neet (i giovani di 15-29 anni che non lavorano né studiano), 3 milioni e 278 mila giovani.

 

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