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In calo la partecipazione civica e politica

Ma in generale è l'indicatore del BES - rapporto dell'Istat sul benessere equo e sostenibile - relativo alle relazioni sociali ad evidenziare una flessione rispetto agli anni precedenti
di Silvia Capone

Il Rapporto BES 2017 dell’Istat mostra un quadro del benessere degli italiani generalmente migliorato rispetto alla precedente rilevazione, anche se non in maniera del tutto omogenea, perché crescono sì i redditi, ma oltre alle disuguaglianze legate alla provenienza geografica, aumentano le preoccupazioni tipiche del nostro tempo, come quelle che le nuove generazioni hanno per il futuro. In questo contesto risulta esplicito l’indicatore del BES relativo alle relazioni sociali – familiari, amicali e associative – in quanto componente essenziale per il benessere individuale, e di conseguenza per il grado di soddisfazione collettivo. In generale l’indicatore risulta in lieve calo rispetto alle rilevazioni relative al 2015, con la flessione maggiore – più di tre punti percentuali in un anno – per quel che riguarda la partecipazione civica e politica dei cittadini, soprattutto tra coloro che hanno 35-44 anni. In particolar modo, mentre diminuiscono significativamente le quote sia di italiani che parlano di politica dal 41,3% al 36,7%, che di coloro che si informano di politica almeno una volta alla settimana dal 62,2% al 58,2%, rimane intatta la percentuale di popolazione che partecipa alla vita civica e politica tramite web, quindi che prendono parte a dibattiti, esprimono la loro opinione e si informano su internet.

Il grado di attività e coinvolgimento nella società è strettamente legato al capitale umano, fattore non misurabile, se non prendendo in considerazione il livello di istruzione della popolazione. Infatti secondo il BES le persone con livello di istruzione universitario hanno una probabilità di parlare o informarsi di politica del 12% più alta di quelle con livello di istruzione dell’obbligo. Dallo stesso rapporto emerge che a livello nazionale migliorano gli indicatori che misurano il grado di istruzione degli italiani, e simultaneamente aumenta la quota di coloro che hanno conseguito almeno il diploma e diminuisce quella relativa ai giovani che abbandonano la scuola. Oltre che per l’importanza che il dato sul calo dell’abbandono precoce ha in sé, risulta evidente che il proseguimento del percorso di studi, almeno fino all’età dell’obbligo, sia fondamentale perché uno studente trovi e coltivi amicizie e possibilità di confronto. Come il Rapporto sottolinea, le reti familiari e amicali “costituiscono, infatti, una risorsa importante sia nella vita quotidiana sia nei momenti cruciali, soprattutto in quelli di difficoltà e per i segmenti più svantaggiati e vulnerabili della popolazione”. A condizionare positivamente la soddisfazione per le relazioni sociali intercorrono, oltre al titolo di studio, fattori quali l’età e la posizione lavorativa. Ne risulta quindi che in un paese come l’Italia in cui la possibilità di contare su amici e parenti è in generale molto diffusa (e in crescita rispetto al 2015), la soddisfazione per le relazioni tra amici è più elevata tra i giovani tra i 14 e i 19 anni. Fascia che si allarga ai 14-44 anni se si considera la maggior soddisfazione per le relazioni familiari e la disponibilità di una rete allargata.

Il Mezzogiorno è l’area geografica in cui le relazioni sociali appaiono meno soddisfacenti e in cui aumenta anche la quota di popolazione che ha bassa fiducia verso gli altri. A livello nazionale coloro che rispondo positivamente all’indicatore secondo cui “ritengono che gran parte della gente sia degna di fiducia” rappresentano “solo” il 19,7% del valore complessivo.

 

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