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Così la spesa per il welfare locale

È confermata anche per il 2015 la tendenza alla ripresa della spesa dei Comuni per i servizi sociali, ma restano ampie le differenze territoriali. Alle famiglie con figli è destinata la quota maggiore di spesa. I dati Istat
di Redazione

È confermata anche per il 2015 la tendenza alla ripresa della spesa per il welfare locale dei Comuni, singolarmente o in forma associata. L’incremento è dello 0,2% rispetto al 2014, anno in cui era stata registrata una crescita dello 0,8%, dopo un triennio di flessione. A far emergere il quadro è l’Istat nel report relativo alla Spesa dei comuni per i servizi sociali. Nel 2015 la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta in volume a circa 6 miliardi 932 milioni di euro, corrispondenti allo 0,42% del Pil nazionale. La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 114 euro a livello nazionale e rimane invariata dal 2013 al 2015.

Quale è stato il trend? Fino al 2009 – riguardo l’ammontare delle risorse impiegate per il welfare locale dai Comuni – l’Istat registra un incremento graduale e continuo, ad un tasso medio annuo del 6%. La crescita si è poi interrotta nel 2010 con una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente e nel 2011 si è osservata una prima lieve diminuzione, proseguita nel biennio successivo. I dati del 2014 mostrano una timida ripresa delle risorse destinate alla rete territoriale dei servizi socio-assistenziali (0,8%) e i dati 2015, anche se provvisori, indicano un ulteriore incremento (0,2%). Restano tuttavia evidenti differenze territoriali. Nelle regioni del Mezzogiorno, infatti, «i livelli di spesa pro-capite ovvero in rapporto alla popolazione residente, sono decisamente inferiori rispetto alle regioni del Centro-nord: ad eccezione della Sardegna, dove i Comuni hanno speso nel 2015 mediamente 228 euro per abitante (il doppio rispetto alla media nazionale), per le altre regioni si passa da un minimo di 21 euro per abitante in Calabria ad un massimo di 73 euro in Sicilia. Nel Centronord, viceversa, dove si concentra quasi l’80% della spesa per i servizi sociali, si passa da un minimo di 86 euro pro-capite in Umbria fino al massimo di 508 per la Provincia di Bolzano».

Alle famiglie con figli è destinata la quota maggiore di spesa sociale. A quest’ultime è destinato complessivamente il 38,5% delle risorse; ai disabili va il 25,4% della spesa; agli anziani il 18,9% della spesa. Al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, invece, i Comuni destinano il 7% della spesa complessiva del 2015. Nell’arco degli ultimi dieci anni la spesa è aumentata del 20,7% e si è gradualmente modificata l’allocazione delle risorse fra le categorie dei beneficiari: è rimasta invariata la quota di spesa rivolta alle famiglie con figli e più in generale ai servizi per l’infanzia, quali
gli asili nido e il sostegno scolastico, mentre è aumentato il peso delle risorse destinate alla disabilità, che passa dal 20,4% del 2005 al 25,4% del 2015; la quota dedicata agli immigrati, pur rimanendo marginale, è in lieve aumento: dal 2,4% al 4,2%. Viceversa si è ridotto il peso dei servizi per gli anziani, dal 23,4% al 18,9% e in minima parte anche dei servizi e dei contributi rivolti alla povertà, al disagio adulti e ai senza fissa dimora: dal 7,4% del 2005 al 7% del 2015.

(fonte: Istat)

 

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