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Come funziona il congedo parentale in Italia

Sul tema si osserva ancora oggi una distanza culturale rispetto a quanto avviene in altri paesi europei: sette italiani su dieci sostengono che le esigenze dei papà sul luogo di lavoro non sono tenute abbastanza in considerazione
di Silvia Capone

La sezione lavoro della Cassazione ha confermato una sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila nei confronti di un uomo licenziato perché non utilizzava in modo idoneo il proprio congedo parentale. È stato appurato che l’uomo abusasse del suo diritto, perché non finalizzato all’esclusiva cura diretta del bambino.

Il congedo parentale prevede in Italia per i padri lavoratori dipendenti “due giorni, anche non continuativi, per gli eventi parto, adozione o affidamento, avvenuti fino al 31 dicembre 2017 e quattro giorni di congedo obbligatorio, che possono essere goduti anche in via non continuativa, per gli eventi parto, adozione o affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2018 e fino al 31 dicembre 2018”. A cui si potrebbe aggiungere un congedo facoltativo, che anticipano il termine del permesso della madre.

Nel nostro Paese, però, il congedo di paternità è ancora troppo spesso visto sotto una luce negativa, legato allo stereotipo che attribuisce il ruolo del genitore alla figura della mamma. Da questa concezione derivano le difficoltà professionali connesse alla genitorialità, sia per le donne, frenate nella carriera, che per gli uomini, che possono subire discriminazioni per tale scelta.

Per fortuna, anche se ancora troppo lentamente, si sta diffondendo la tendenza a condividere il ruolo genitoriale, con i neo-papà che ricercano, tra i requisiti del lavoro, anche orari flessibili. Secondo un’indagine Doxa sulla conciliazione vita-lavoro dal punto di vista dei padri, otto intervistati su dieci sceglierebbero la possibilità di un congedo parentale obbligatorio di almeno 15 giorni.

A testimonianza del (lieve) cambiamento ci sono anche i dati Inps, che evidenziano una crescita delle richieste di paternità, sia facoltativa che obbligatoria: la prima dal 2013 al 2016 è aumentata da 50.474 a 92.858, mentre il congedo facoltativo è passato da 5.432 a 9.186.

I risultati raggiunti, però, non bastano perché il permesso di paternità è una scelta che costa ancora troppo. Tant’è che sette italiani su dieci – a rivelarlo è sempre la ricerca Doxa – sostengono che le esigenze dei papà sul luogo di lavoro non sono tenute abbastanza in considerazione, rendendo difficile un avvicinamento dell’uguaglianza genitoriale.

Il confronto con altri paesi evidenzia che rendere obbligatorio il permesso per entrambi i genitori faciliterebbe l’interiorizzazione della scelta. Così è stato fatto in Svezia, paese in cui il congedo di 480 giorni totali prevede un’obbligatorietà di 90 giorni per genitore, mentre i restanti possono equamente essere distribuiti tra padre e madre, e, stando ai dati dell’Istituto svedese di previdenza sociale, al 2014, il 71% dei padri aveva usufruito di almeno due mesi di permesso. Proprio per accelerare il processo di uguaglianza, nel 2008 è stato inserito un bonus, un contributo finanziario in più per quei genitori che dividono equamente il proprio congedo.

 

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