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La solitudine in Europa, e chi riguarda

Determinare il fenomeno non è semplice, ma in generale sta ad indicare una condizione di isolamento sociale. Nel Regno Unito verrà istituito un ministero
di Silvia Capone

È di pochi giorni fa la notizia dell’istituzione in Gran Bretagna di un ministero per la Solitudine, creato dalla premier Theresa May, per contrastare “una triste realtà della vita moderna per troppe persone”, circa nove milioni di adulti britannici, la maggior parte anziani, con un costo annuale di 32 miliardi di sterline, stando ai dati delle deputate inglesi Seema Kennedy e Rachel Reeves. La solitudine, però, non riguarda solo la categoria di over 75, né necessariamente la condizione fisica, ma è una situazione di isolamento sociale, che si prova nel momento in cui si avverte una discrasia tra le relazioni sociali desiderate e quelle effettive.

Determinare con certezza se la solitudine affligge una persona non è sempre facile, poiché le cause scatenanti possono essere multiple, per questo negli anni sono stati elaborati numerosi questionari, utilizzati anche per il dato citato dalla premier May, danno risultati poco confortanti. Da una ricerca condotta in Gran Bretagna è infatti emerso come il rischio di solitudine sia correlato all’appartenenza a particolari gruppi sociali quali gli anziani – 200 mila hanno dichiarato di non aver avuto una conversazione con un parente o amico per più di un mese -, i rifugiati e le madri giovani, nonché giovani disabili, l’85% dei quali soffre espressamente di solitudine.

I dati a livello Europeo sono invece stati presentati in un’indagine Eurostat, relativa al 2015, su un campione di cittadini con età maggiore ai 16 anni. L’istituto di ricerca europeo, per valutare quanto le persone si sentano sole, ha sottoposto ai propri intervistati solamente due domande: se si pensa di non avere nessuno a cui poter chiedere aiuto e se non si abbia nessuno con cui parlare dei propri problemi personali. Dall’indagine è emerso che circa il 6% degli europei si riscontra in queste situazioni. In particolar modo, in Repubblica Ceca, Finlandia e Slovacchia solo il 2% della popolazione dichiara di non aver nessuno a cui poter chiedere aiuto, mentre per quanto riguarda il secondo quesito le nazioni che hanno riportato risultati migliori sono Cipro, Slovacchia e Spagna. L’Italia nettamente sopra la media per coloro che sostengono di non avere nessuno con cui parlare, il 12% – peggiore solamente il risultato della Francia -, risulta addirittura avere il primato negativo per la prima domanda, infatti il 13% della popolazione intervistata dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto in caso di necessità.

 

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