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Perché il “Lunedì nero”

Alla base del crollo registrato a Wall Street c'è la paura degli investitori per le incertezze sul futuro dell'economia reale
di Matteo Buttaroni

Può una fase positiva dell’economia reale riflettersi negativamente sul mondo della finanza, spaventando così tanto gli investitori da far crollare i principali indici finanziari globali? Sembra paradossale eppure alle spalle del “lunedì nero” di Wall Street- e delle ricadute osservate nelle piazze asiatiche ed europee (Italia compresa) – c’è proprio lo stato di salute che sta interessando l’economia globale, ma soprattutto quella degli Stati Uniti. L’economia statunitense viaggia ad un ritmo così elevato, infatti, che la Fed nell’arco del 2018 potrebbe procede con il tanto atteso rialzo dei tassi di interesse. Come spiega la CNN Money:

“Unemployment is historically low, and there are more open jobs than people to fill them.
Companies are starting to pay workers more to retain existing employees and attract new hires. Businesses will eventually have to raise prices on the stuff they sell to afford their growing payrolls. In economics, that’s called inflation.
Though the economy has been growing steadily for almost nine years, inflation has remained stubbornly and mysteriously low. The Federal Reserve combats inflation by raising its interest rates. The central bank has been unable to significantly raise its interest rates over the past decade, fearing it could stymie the economic recovery and perhaps cause prices to fall”.

In sostanza, l’emittente statunitense dice che visto il forte calo della disoccupazione e l’elevato tasso di posti vacanti, le aziende stanno iniziando ad aumentare i salari dei propri dipendenti per garantirsi la forza lavoro. Di conseguenza, per far quadrare i bilanci, le stesse aziende saranno costrette ad aumentare i prezzi di beni e servizi prodotti, favorendo quindi l’inflazione. Come nell’Eurozona, anche negli Stati Uniti l’inflazione è rimasta a lungo al di sotto dei livelli auspicati dalla Banca centrale e per questo la Federal Reserve fino ad oggi ha mantenuto una politica monetaria accomodante, iniettando denaro nel sistema economico. Ma con un aumento dei prezzi il nuovo governatore della Fed, Jerome Powel, per mantenere in equilibrio i livelli inflazionistici, dovrà alzare i tassi d’interesse, chiudendo i rubinetti. Ecco: la Fed ha pianificato di alzare lentamente i tassi quest’anno, per tre volte nell’arco del 2018. Ma e se l’inflazione dovesse aumentare più del previsto la Fed sarebbe costretta ad aumentare ulteriormente i tassi d’interesse.

È proprio quest’ultimo condizionale che ha spaventato gli investitori statunitensi. È l’incertezza sul futuro dell’economia reale – e nello specifico la paura che il costo del denaro possa aumentare troppo – che li ha portati a spostarsi su beni d’investimento più sicuri. Come le obbligazioni, abbandonando, almeno momentaneamente, i titoli più volatili come per esempio quelli delle grandi aziende tecnologiche. Non deve quindi stupire se tra i più colpiti ci sono colossi come Aphabet, Amazon o Facebook.

 

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