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Le differenze territoriali della salute in Italia

Mentre l'invecchiamento della popolazione rappresenta un ingente costo sociale, si osservano divari Nord-Sud per quanto riguarda la speranza di vita. Nel Mezzogiorno i valori si abbassano rispetto alle regioni del Nord
di Redazione

In Italia si vive più a lungo, ma a quanto pare anche in questo caso emergono le differenze territoriali. Perché chi risiede al Sud, in particolare in Campania, ha una speranza di vita più bassa rispetto a chi vive nelle regioni del Nord. Anche il livello d’istruzione può incidere molto. La denuncia, come già emerso sui giornali, è dell’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni italiane secondo cui la maggiore sopravvivenza si registra in quelle del Nord-est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6.

Nel confronto con le regioni del Mezzogiorno, la speranza di vita si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. Ancora: nelle province di Caserta e Napoli si rileva una speranza di vita di oltre due anni inferiore a quella media nazionale, seguite da Caltanissetta e Siracusa in cui lo svantaggio è rispettivamente di 1,6 e 1,4 anni. Le province più longeve sono quelle di Firenze, con 84,1 anni, vale a dire 1,3 anni in più della media nazionale, seguite da Monza e Treviso con poco più di un anno sul dato medio.

In generale – dati raccolti dall’Eurispes, nell’ultimo Rapporto Italia – nel 2015 si sono registrati nel nostro paese più di 645 mila decessi. Le malattie del sistema circolatorio sono state la causa del 36,8% delle morti, seguite da quelle per tumori (29,9%). Le malattie del sistema respiratorio, le patologie endocrine, nutrizionali e metaboliche e quelle del sistema nervoso e degli organi di senso sono invece state responsabili del 15% dei decessi. Altri numeri: secondo i dati Istat, nel 2015 è diabetico il 5,4% della popolazione, pari a più di tre milioni di persone. Tuttavia, a dispetto delle cifre, il Rapporto Eurispes sottolinea come il Sistema sanitario nazionale sia tra i migliori al mondo nella gestione delle emergenze. La spesa sanitaria è in crescita, ma l’invecchiamento della popolazione – sottolineato più volte di recente proprio dall’Istat – di certo non aiuta, anzi rappresenta un ingente costo sociale a causa delle malattie che aumentano in molti casi per ragioni anagrafiche. Anche l’Eurispes, poi, osserva un aumento delle differenze territoriali che incentiva il “turismo sanitario”. «Permangono – ricorda – le criticità sul fronte della qualità dei servizi di accoglienza ospedaliera e l’universalità delle cure non è garantita, tanto che sta aumentando il numero dei cittadini che rinunciano per motivi economici», anche se nel complesso sono stati registrati dei miglioramenti su quest’ultimo fronte. Nel 2017, dopo 16 anni, sono stati aggiornati i LEA (i Livelli essenziali di assistenza), cioè le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

 

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