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Working poors o disoccupati, chi è più a rischio povertà in Europa

Quasi la metà dei disoccupati di età compresa tra i 16 e i 64 anni nell'UE risulta essere, al 2016, a rischio povertà (dopo i trasferimenti sociali)
di Redazione

Negli ultimi tempi, soprattutto su queste pagine, si è tentato di mettere in risalto alcuni problemi legati al mercato del lavoro, in ripresa, ma ancora convalescente e non privo di “incidenti di percorso”, che riguardano principalmente la qualità del lavoro. Tradotto: dove il lavoro è instabile, allora sarà anche più povero: la situazione, in questo modo, ha favorito il fenomeno dei working poors, testimoniato dall’incremento delle persone a rischio povertà. Non a caso è aumentata anche l’incidenza di coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa.

Se “i poveri che lavorano” rappresentano un segmento non indifferente, a maggior ragione non può stupire che chi passa ad uno stato di disoccupazione avrà più possibilità di diventare povero. Un problema che, beninteso, comprende l’Unione europea nel suo complesso. A spiegarlo è l’Eurostat secondo cui quasi la metà (48,7%) dei disoccupati di età compresa tra i 16 e i 64 anni nell’UE risulta essere – al 2016 – a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali (ovvero quegli strumenti che servono indirettamente alla riduzione di povertà, indennità di disoccupazione o altri veicoli per sostenere famiglie e individui). Insomma, il rischio di povertà è cinque volte superiore a quello degli occupati (9,6%), sentenzia l’Eurostat. Ciò sta a indicare, inoltre, le difficoltà relative al reinserimento sul mercato del lavoro, una condizione che riguarda in larga parte i lavoratori più adulti.
Negli ultimi dieci anni, sottolinea l’Eurostat, la percentuale di disoccupati a rischio povertà è aumentata in maniera costante, passando dal 41,5% nel 2006 al 48,7% nel 2016. Le persone a rischio di povertà sono quelle che vivono in una famiglia con un reddito disponibile equivalente al di sotto della soglia di rischio, che è fissata al 60% dell’equivalente reddito disponibile mediano nazionale (dopo i trasferimenti sociali).
Tra gli Stati membri dell’UE nel 2016, il tasso di disoccupati a rischio povertà – udite, udite – è più alto in Germania (70,8%), seguito a distanza dalla Lituania (60,5%). Oltre la metà dei disoccupati in Lettonia (55,8%), Bulgaria (54,9%), Estonia (54,8%), Repubblica ceca (52,3%), Romania (51,4%) e Svezia (50,3%) sono a rischio povertà. Al lato opposto, meno del 40% dei disoccupati è a rischio povertà a Cipro e in Finlandia (entrambi al 37,3%), in Francia (38,4%) e in Danimarca (38,6%).In Italia la quota si colloca non molto al di sotto della media europea.
Se valutiamo le differenze tra la percentuale di disoccupati e occupati a rischio povertà (sempre nel 2016), i valori più ampi si osservano proprio in Germania (il 70,8% per i disoccupati contro il 9,5% per gli occupati, il 61,3% di scarto), Lituania (51,8%), Repubblica ceca (48,5%) e Lettonia (47,3%). Le differenze si fanno sentire meno a Cipro (37,3% per i disoccupati contro 8,4% per gli occupati, un gap di 28,9 punti percentuali), Francia (30,5%) e Portogallo (30,8%).

 

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