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Quando si vota (di solito) in Europa

L'ipotesi di ritorno alle urne in piena estate sarebbe, per l'Italia, una novità. E quasi un unicum nel Vecchio continente
di Fabio Germani

Stando così le cose, l’ipotesi di un ritorno alle urne in piena estate, nel mese di luglio, non è tanto remota. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come annunciato lunedì al termine dell’ultimo giro di consultazioni al Quirinale con i partiti, nominerà a breve un governo di servizio. Che difficilmente incasserà la fiducia del Parlamento, visti gli immediati “no” di Movimento 5 Stelle e Lega, dunque non resterà che il voto anticipato. In autunno (settembre-ottobre) oppure a luglio (il 22 la data più probabile). In Italia non è prassi votare in estate, fatta eccezione per il precedente – già ricordato da molti giornali – del 1983, ma allora le elezioni politiche si tennero alla fine di giugno.

Escludendo luoghi distanti quali Messico e Pakistan, in realtà l’eventuale voto a luglio rappresenterebbe un unicum anche in Europa. È raro, se non impossibile, osservare una tornata elettorale nel pieno del periodo estivo nel Vecchio continente. La data delle elezioni di solito dipende anche dalla forma di governo. La Francia ad esempio, trattandosi di una repubblica semipresidenziale, ha un appuntamento fisso con il voto, ogni cinque anni dal 2002 (negli Stati Uniti, che sono una repubblica presidenziale, da tradizione si vota ogni quattro anni per eleggere il presidente il martedì successivo al primo lunedì di novembre). Secondo la Costituzione francese, le elezioni si devono tenere non meno di 20 e non più di 35 giorni prima della scadenza del mandato del presidente in carica. Negli ultimi anni si è votato sempre ad aprile, il primo turno, a inizio maggio il secondo. Le elezioni legislative per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, invece, non sono mai andate troppo oltre la metà di giugno (primo e secondo turno).

Lo scorso anno, nel Regno Unito, si è votato l’8 giugno nonostante il termine della legislatura ancora lontano (2020). A decidere per il voto anticipato fu la premier Theresa May la quale confidava di rafforzare la propria azione di governo in vista dei negoziati per la Brexit. Ma le cose non andarono esattamente come erano state previste e, vincendo di misura, si è vista costretta a stringere alleanze di governo. Le ultime consultazioni nel Regno Unito, ad ogni modo, si sono tenute quasi sempre a maggio (salvo nel 1992, 9 aprile, e nel 2001, 7 giugno). In Germania c’è la prassi piuttosto consolidata di votare ogni quattro anni, a settembre.

La Spagna è stato un caso particolare, di recente. Se nel 2004 e nel 2008 si è votato a marzo, poi nel 2011 a novembre, nel 2015 i cittadini spagnoli sono stati chiamati alle urne a una manciata di giorni dal Natale, il 20 dicembre. Lo stallo politico che seguì – in pratica una situazione analoga alla nostra delle ultime settimane, caratterizzata dal mancato raggiungimento di una maggioranza e dall’impossibilità di formare un governo – costrinse il ritorno al voto il 26 giugno 2016. Votare a luglio, in definitiva, sarebbe per l’Italia un’assoluta novità. Doppia, peraltro: sarebbe anche la prima volta di due elezioni politiche nello stesso anno.

@fabiogermani

 

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