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Quando troppe medicine compromettono la salute

I timori dell’Organizzazione mondiale della Sanità riguardo i decessi dovuti a infezioni antibiotico resistenti
di Redazione

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità nel mondo sono circa 700.000 i decessi dovuti a infezioni antibiotico resistenti, ovvero a quei super batteri che nel tempo hanno sviluppato la capacità di resistere alla cura antibiotica. L’OMS prevede che con questi tassi di crescita da qui al 2050 le resistenze batteriche causeranno 10 milioni di vittime l’anno, diventando quindi la prima causa di morte nel mondo. L’allarme lanciato dall’Organizzazione è condiviso anche dall’European Centre for Disease Control, ECDC, secondo cui solo in Europa ogni anno muoiono 25 mila persone a causa di infezioni da batteri resistenti.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione il tasso di resistenza resta ancora alto, confermando una tendenza all’incremento in quasi tutti gli Stati dell’Unione Europea, fatta eccezione per i paesi Scandinavi e l’Olanda, che manifestano basse percentuali di resistenza al farmaco. Generalmente la minor quantità di antibiotici prescritti è correlata alla bassa percentuale di resistenza dei germi. Caso a dimostrazione l’Italia che è uno dei paesi europei in cui è più alto il consumo di antibiotici e che registra, secondo i dati riferiti al 2015, anche i tassi più alti di resistenza. La percentuale di batteri isolati resistenti sarebbe del 25-50%, valore più alto solo per la Grecia che raggiunge una resistenza del 50-75%.
In particolar modo, secondo il rapporto Osmed-Aifa del 2016, il ricorso all’antibiotico varia nelle diverse aree geografiche, i consumi minimi sono stati registrati al Nord: Bolzano 16 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti e in Friuli Venezia Giulia 19 dosi definite giornaliere ogni 1.000 abitanti. Mentre un uso maggiore se ne fa in regioni del Mezzogiorno quali Calabria e Sicilia con 35 dosi la Campania con 40 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti.
Il fenomeno dell’antibiotico resistenza sarebbe da ricondurre infatti ad un uso indiscriminato e spesso non necessario di questi farmaci – secondo l’ECDC il 50% di tutti gli antibiotici utilizzati negli ospedali possono essere inappropriati e favorire lo sviluppo di resistenze – e contestualmente alla mancanza di nuovi antibiotici in grado di contrastare anche i batteri resistenti.

 

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