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Perché Trump ha annullato l’incontro con Kim Jong-un

Previsto per il 12 giugno a Singapore, il vertice è stato cancellato dal presidente Usa. Un'analisi
di Redazione

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato l’incontro con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Il faccia a faccia era in programma per il 12 giugno, a Singapore. «Con tristezza, vista la straordinaria rabbia e l’aperta ostilità delle sue più recenti dichiarazioni, sento che sarebbe inappropriato in questo momento incontrarci come programma da tempo», ha scritto Trump in una lettera inviata a «sua Eccellenza Kim Jong Un». La decisione è stata comunicata il giorno stesso in cui la Corea del Nord ha distrutto il sito nucleare di Punggye-ri. Oltre a trattarsi solo del primo passo verso la denuclearizzazione – il regime possiede ancora tra le 50 e le 60 testate nucleari e centinaia di esperti pronti a produrne ancora –, non è escluso che si tratti solo di una mossa di facciata: diversi analisti sostengono che il test del 3 settembre (l’ultimo condotto dal regime) avrebbe causato danni enormi, rendendolo inutilizzabile.

LA LETTERA
Nell’annunciare l’annullamento dell’incontro, il presidente statunitense ha utilizzato toni concilianti: Trump ha sottolineato di aver apprezzato «la pazienza e gli sforzi di Kim», ricordando che l’incontro era stato richiesto dalla Corea del Nord. Un dettaglio «per noi irrilevante». Una scelta che dimostra una cosa: Washington non ha intenzione di chiudere il dialogo con la controparte, semmai ha voluto solo posticipare l’incontro in attesa di tempi più maturi. Infatti Trump scrive: «Sento che un fantastico dialogo si stava sviluppando fra me e lei. E il dialogo è l’unica cosa che conta. Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui ci incontreremo». «Allo stesso tempo, voglio ringraziarla per il rilascio degli ostaggi che ora sono a casa con le loro famiglie. È stato un bel gesto, molto apprezzato», ha concluso Trump.

LA RINUNCIA E LA STRATEGIA DI PYONGYANG
Nella lettera il presidente americano fa riferimento all’«aperta ostilità delle sue più recenti dichiarazioni». Ufficialmente “indispettiti” dalle recenti esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud, negli ultimi giorni i vertici del regime nordcoreano sono tornati ad utilizzare toni molto duri verso l’interlocutore statunitense. In particolare Pyongyang contesta le ultime dichiarazioni del consigliere alla Sicurezza John Bolton e del vice presidente Mike Pence. Il primo ha sottolineato che la Corea del Nord dovrebbe seguire il «modello libico» – agli inizi degli anni duemila Gheddafi abbandonò il suo programma nucleare in cambio di un alleggerimento delle sanzioni verso il suo Paese –, provvedendo a un «completo, verificabile e irreversibile smantellamento» del proprio arsenale nucleare. Il secondo, pur cercando di minimizzare le dichiarazioni di Bolton, non ha escluso che il regime nordcoreano potrebbe fare la fine della Libia, nel caso di un mancato accordo con gli Stati Uniti sul nucleare. Quanto basta per scatenare la reazione verbale della Corea del Nord. Le «osservazioni» di Pence «sono di un uomo politicamente stupido e ignorante della situazione», ha commentato giovedì la viceministra degli Esteri nordcoreana, Choe Son Hui. Attraverso la Kcna, la sua agenzia di stampa ufficiale, il regime nordcoreano ha spiegato che «non rinuncerà mai al nucleare in cambio di aiuti economici e interscambio con gli Stati Uniti».

 

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