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Lavoro: l’Ocse ci riporta con i piedi per terra

In Italia il livello d'insicurezza è il quarto più alto dell'area. Inoltre il 13,6% delle persone in età lavorativa vive in famiglie con un reddito inferiore al 50% del reddito medio
di Redazione

Soltanto pochi giorni fa l’Istat registrava nel mese di maggio livelli occupazionali su valori record e disoccupazione ai minimi dal 2012. In effetti l’Employment Outlook dell’Ocse conferma il trend positivo, ma aggiunge alcuni articolari di cui peraltro si sta molto discutendo in queste ore alla luce del decreto dignità promosso dal governo: siamo il quarto paese dell’area per l’insicurezza del lavoro.

Nello specifico l’Ocse afferma che «non sorprende, dato l’ancora elevato tasso di disoccupazione e l’incidenza di contratti a termine, il livello d’insicurezza nel mercato del lavoro, la probabilità di perdere il posto e restare senza reddito, sia il quarto più alto tra i paesi Ocse, dopo Grecia, Spagna e Turchia». A queste considerazioni vanno quindi aggiunte altre variabili che ci riportano con i piedi per terra. «La situazione del mercato del lavoro in Italia è migliorata negli ultimi anni ma più lentamente che in altri paesi; l’occupazione in percentuale della popolazione tra i 15 e i 74 anni è aumentata di 2,3 punti percentuali dal livello più basso nel 2013; al 50,9%, è quasi tornata al livello pre-crisi (51%); le proiezioni OCSE suggeriscono che la tendenza positiva continuerà nei prossimi due anni; il tasso di disoccupazione in Italia è sceso ma, all’11,2% nell’aprile 2018, rimane il terzo più alto tra i paesi dell’Ocse e 4,6 punti percentuali sopra il livello del 2008; i salari reali sono scesi dell’1,1% tra il quarto trimestre 2016 e il quarto trimestre 2017, rispetto a una media Ocse del +0,6% nello stesso periodo; la stagnazione della produttività e una percentuale significativa di lavoratori a basso reddito con contratti temporanei e/o part-time involontario contribuiscono a spiegare perché i salari reali in Italia scendano invece di risalire con la ripresa economica».

Inoltre la povertà è aumentata: il 13,6% delle persone in età lavorativa vive in famiglie con un reddito inferiore al 50% del reddito medio. Erano il 10,7% nel 2006. Il divario occupazionale per i gruppi svantaggiati, come madri con figli, giovani, lavoratori anziani, stranieri e persone con disabilità parziali, è il quarto più alto tra i paesi Ocse ma è sceso un po’ negli ultimi dieci anni. Il divario tra i redditi da lavoro di genere è anch’esso superiore alla media. Curioso, infine, il dato sullo stress da lavoro, cioè la percentuale di lavoratori in posti caratterizzati da una combinazione di un elevato carico di lavoro e poche risorse per farvi fronte: nel nostro paese si attesta quasi al 30%, parecchio al di sopra della media Ocse (10,6%).

 

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