Il modello Amazon e come cambia il lavoro | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il modello Amazon e come cambia il lavoro

In che modo il colosso fondato da Jeff Bezos contribuisce alla creazione di posti di lavoro e le sue contraddizioni
di Redazione

Amazon non piace a tutti. Ma che piaccia o no, il colosso fondato da Jeff Bezos ha davvero cambiato le abitudini di consumo. E anche il modo di lavorare. Non piace molto in Europa (ultimamente soprattutto per questioni legate a tasse arretrate), e non piace troppo neppure negli Stati Uniti. Chiedere a Donald Trump o a Bernie Sanders, volendo.

Si potrebbe chiedere anche ai lavoratori. Quelli tedeschi, spagnoli e polacchi che hanno deciso di scioperare in occasione del Prime Day – giornata di sconti sulla nota piattaforma di e-commerce riservata ai clienti Prime –, con modalità che hanno ricordato le agitazioni dei dipendenti italiani in prossimità del Black Friday. Eppure Amazon è un’azienda che continua a investire: nel nostro paese, oltre a fornire un contributo importante alle imprese che esportano il Made in Italy, ha da poco annunciato che creerà 1.700 nuovi posti di lavoro. È inoltre un’azienda in salute, come dimostrato dalle ultime trimestrali, con l’utile netto che è cresciuto di 12 volte toccando quota 2,5 miliardi di dollari.

Eppure quello che lamentano i suoi detrattori, prendiamo Sanders quale esempio, è il carico di lavoro imponente e stipendi non particolarmente elevati per i lavoratori (per avere qualche informazione in più al riguardo, almeno per il caso italiano, l’Agi condusse qualche tempo fa un’indagine su quanto guadagnano gli addetti ai magazzini del colosso). Insomma, è l’accusa: da una parte Amazon contribuisce a creare occupazione, dall’altra però non sempre a condizioni vantaggiose. La creazione di lavoro, ad ogni modo, avverrebbe anche a fronte di una sempre maggiore implementazione di tecnologia, in termini di automazione. Un recente articolo di Quartz cita il modello Amazon per descrivere, in un’ottica positiva, i cambiamenti in seno al mercato del lavoro. Negli ultimi tre anni, infatti, l’azienda di Bezos ha aumentato il numero di robot “impiegati” nei propri magazzini da 1.400 a 45 mila e nello stesso periodo il tasso di assunzione di lavoratori dell’azienda non è diminuito. In compenso la presenza dei robot equivale ad un minore bisogno di ore lavorate. Il modello Amazon rappresenterebbe perciò il case study perfetto per i fautori dell’automazione dei processi produttivi: riduzione dei costi, prezzi più bassi; aumento della domanda, crescita dei consumi; maggiore produzione, superiori livelli occupazionali, investimenti e salari più alti.

Il problema, semmai, è più ampio e Amazon rappresenta di certo un segmento importante. Che include tuttavia altri colossi nei rispettivi settori, dal food all’industria culturale. C’è poi, infine, un ulteriore aspetto da considerare, o che almeno aggiunge un tassello importante a questa rapida analisi. Secondo uno studio dell’Economic Policy Institute – ripreso, tra gli altri, da Linkiesta – la creazione di occupazione sarebbe quasi fine a se stessa, vale a dire che non risulterebbe aggiuntiva nelle aree di riferimento, dove ha aperto una sede o un magazzino. Si tratterebbe, anzi, della ragione alla base di una contrazione dei livelli occupazionali che talvota si può osservare. Neanche a dirlo, soprattutto nel commercio.

GALASSIA LAVORO

 

Scrivi una replica

News

Manovra, Moscovici: «Italia deve compiere ulteriori sforzi per il bilancio»

«L’Italia dovrebbe compiere ulteriori sforzi per il Bilancio 2019.È un passo nella giusta direzione, ma ancora non ci siamo, ci sono ancora dei passi da…

13 Dic 2018 / Nessun commento / Leggi tutto »

Manovra, Conte: «Confidiamo di portare a casa una soluzione positiva»

«Da 2,4 scesi a 2,04 con il deficit. Reddito e quota 100 restano». Lo ha detto il premier italiano Giuseppe Conte. «Confidiamo di portare a…

13 Dic 2018 / Nessun commento / Leggi tutto »

Strasburgo, killer: «Vendetta per i fratelli siriani»

«Ho ucciso per vendicare i fratelli morti in Siria». Lo ha reso noto il quotidiano parigino Le Parisien, citando una testimonianza del conducente del taxi…

13 Dic 2018 / Nessun commento / Leggi tutto »

Petrolio: Wti a 51,55 dollari al barile e Brent a 60,44 dollari

All’avvio dei mercati il greggio texano è stato scambiato a 51,55 dollari al barile mentre il Brent è stato scambiato a 60,44 dollari.…

13 Dic 2018 / Nessun commento / Leggi tutto »
Testata registrata presso il tribunale di Roma, autorizzazione n. 34/2012 del 13 febbraio 2012
Edito da Tecnè S.r.l - Partita Iva: 07029641003
Accedi | Disegnato da Tecnè Italia