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Il fenomeno del caporalato in Italia, in cifre

Gli ultimi, tristi eventi avvenuti nel foggiano hanno riacceso i riflettori sulla piaga dei lavoratori irregolari. Quanto vale il caporalato? I numeri dell'ultimo rapporto dell'Osservatorio Placido Rizzotto
di Redazione

Nel foggiano 12 braccianti agricoli africani che viaggiavano a bordo di un furgone sono morti in un incidente stradale avvenuto sulla Statale 16 allo svincolo per Ripalta, tra Lesina e San Severo. Altri quattro erano morti sabato in dinamiche molto simili. Questi eventi hanno riacceso, una volta di più, i riflettori sul triste fenomeno del caporalato. «Lavoro e dignità sono due parole indissolubili: non ci può essere lavoro senza il rispetto della dignità della persona. E questo deve valere per tutti e sempre, senza distinzioni», ha affermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in visita a Foggia.

Il caporalato, da definizione, è una «forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, spec. agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali». Quanto vale il caporalato? Alla domanda risponde il Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, giunto quest’anno alla quarta edizione, presentata il 13 luglio 2018: «Il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura è pari a 4,8 miliardi di euro, mentre 1,8 miliardi sono di evasione contributiva».

IL CAPORALATO, IN NUMERI
Sono tra i 400.000 e i 430.000 i lavoratori agricoli esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale, informa il Rapporto. Di questi più di 132.000 sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale. Si tratta di numeri in linea con le precedenti indagini, segno che nel frattempo poco è cambiato. Più di 300.000 lavoratori agricoli, ovvero quasi il 30% del totale, lavorano meno di 50 giornate l’anno: in questo bacino, presumibilmete, è presente molto lavoro irregolare/grigio. Il tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro in agricoltura è pari al 39%. Su circa un milione di lavoratori agricoli, i migranti si confermano una risorsa fondamentale. Secondo i dati Inps nel 2017 sono stati registrati con contratto regolare in 286.940, circa il 28% del totale, di cui 151.706 comunitari (53%) e 135.234 provenienti da paesi non UE (47%). Secondo il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) i lavoratori stranieri in agricoltura (tra regolari e irregolari) sarebbero 405.000, di cui il 16,5% ha un rapporto di lavoro informale (67.000 unità) e il 38,7% ha una retribuzione non sindacale (157.000 unità).

LE CONDIZIONI DI LAVORO
Le condizioni dei lavoratori sottoposti a grave sfruttamento in agricoltura sono allarmanti, a dir poco: nessuna tutela e nessun diritto garantito dai contratti e dalla legge; una paga media tra i 20 e i 30 euro al giorno; lavoro a cottimo per un compenso di 3/4 € per un cassone da 375Kg; un salario inferiore di circa il 50% di quanto previsto dai CCNL e CPL. Come se non bastasse, i lavoratori sotto caporale devono pagare a questi il trasporto a secondo della distanza (mediamente 5 euro); beni di prima necessità (mediamente 1,5€ l’acqua, 3€ panino). L’orario medio va da 8 a 12 ore di lavoro al giorno e le donne sotto caporale percepiscono un salario inferiore del 20% rispetto ai loro colleghi. Nei gravi casi di sfruttamento analizzati, alcuni lavoratori migranti percepivano un salario addirittura di 1 euro l’ora. Dalle informazioni acquisite – sottolinea infine il Rapprto – è stata realizzata una stima che quantifica in 30.000 il numero di aziende che ricorrono all’intermediazione tramite caporale, circa il 25% del totale delle aziende del territorio nazionale che impiegano manodopera dipendente. Il 60% di tali aziende ingaggiano quelli che nel Rapporto sono definiti “caporali capi-squadra”, che si differenziano per rapporti di lavoro comunque decenti (seppur irregolari), da quelli indecenti e gestiti dai caporali collusi con le organizzazioni criminali, se non mafiose.

(fonte: Osservatorio Placido Rizzotto)

 

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