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I rischi per i contribuenti italiani se l’economia rallenta

Mentre si discute di flat tax e della sua attuazione (pur con le dovute precisazioni), la Cgia avverte che con la frenata del Pil il peso delle tasse potrebbe aumentare
di Redazione

Il risparmio di tasse per autonomi e partite Iva potrebbe andare da 800-1.000 euro a quasi 15 mila, con l’ampliamento del regime forfettario. A prevederlo è la Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) che ha simulato gli effetti della flat tax al 15% estesa alle attività con 65 mila euro di ricavi (al 20% fino a 100.000 euro). La flat tax così formulata e in arrivo con la manovra porterebbe più vantaggi ai professionisti (tra 2.241 e 12.638 euro), afferma la Cna.

A questo punto subentra un problema, o almeno una questione tecnica. Vale a dire che la flat tax su cui sta ragionando l’esecutivo – stando alle dichiarazioni dei principali esponenti di governo – non è davvero una flat tax. Per flat tax, infatti, si intende un sistema fiscale basato su un’aliquota fissa. Al contrario le ipotesi finora annunciate o semplicemente proposte prevedono più aliquote (c’è da considerare anche che va rispettato il principio di progressività secondo il dettato costituzionale) e, nello specifico, il caso analizzato dalla Cna riguarda appunto le possibili modifiche «in materia di regime forfettario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni». Ad ogni modo sul tema della flat tax, T-Mag aveva ospitato alla vigilia del voto del 4 marzo i contributi di esperti ed economisti, favoreli o contrari.

Lo scopo allo studio del governo, in soldoni, sarebbe piuttosto quello di semplificare il sistema fiscale e abbassare la pressione fiscale, tra le più alte dell’area Ocse (si tratta del rapporto tra imposte più contributi sociali e il Pil). E anche se è ancora presto per dirlo con certezza, la Cgia di Mestre ha stimato che con la crescita in fase di rallentamento, la pressione fiscale – che in realtà era in diminuzione dal 2014 – potrebbe essere destinata ad aumentare. Con il rallentamento del Pil, è il calcolo della Cgia, potrebbe accadere che nel 2018 la pressione fiscale sarà superiore al 42,2% previsto a inizio anno.

Le imposte che gravano di più sui contribuenti italiani, la Cgia cita quelle sul reddito (Irpef e addizionali comunali/regionali Irpef) il cui riflesso sulle persone fisiche (lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti, pensionati) vale circa 186,5 miliardi di euro l’anno. Non solo. Ricorda infatti la Cgia che il peso delle tasse non si abbatte solo sui redditi, ma anche su beni irrinunciabili quali la casa o l’automobile. Secondo gli ultimi dati disponibili, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (ANFIA) stima in 73 miliardi di euro il carico fiscale che a vario titolo grava sui possessori di autoveicoli. Mentre da un’elaborazione su dati Istat indica in quasi 40 miliardi di euro il carico fiscale prelevato ogni anno ai proprietari di tutti gli immobili presenti nel Paese (case, negozi, capannoni, uffici).

 

1 Commento per “I rischi per i contribuenti italiani se l’economia rallenta”

  1. […] verrà applicato un prelievo fisso del 15%; per tutti gli altri verranno applicate due aliquote, dunque una tassazione non di tipo flat), il superamento della legge Fornero attraverso il meccanismo della quota 100: sono alcune delle […]

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