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Export: il protezionismo non frena (per ora) il Made in Italy

«Nel trimestre giugno-agosto – osserva il Gruppo Sace – l’export Made in Italy è aumentato del 3% rispetto ai tre mesi precedenti». E verso gli USA segna un +4,5%
di Redazione

Il Fondo monetario internazionale rivede le stime di crescita al ribasso, soprattutto a causa delle tensioni commerciali. Altri istituti avvertono che un ritorno al protezionismo potrebbe provare un rallentamento globale dell’economia. La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina – per meglio dire, al momento: le scaramucce tra Washington e Pechino con l’introduzione di nuove tariffe su alcuni prodotti importati – potrebbe provocare danni a catena ed essere motivo di turbolenze sui mercati. Eppure, almeno per adesso, alle nostre latitudini non c’è reale motivo per fare del catastrofismo. Vediamo perché.

Pur in un quadro di completa incertezza, le esportazioni italiane – che hanno comunque risentito del rallentamento economico nel corso dell’anno – stanno mostrando un andamento positivo. Certo è che uno scenario che prevede l’introduzione di nuovi dazi e sanzioni, le possibili conseguenze potranno pesare sulle performance future dell’export italiano. Con riferimento all’anno 2017, la quota dell’Italia sulle esportazioni mondiali – dati Istat – è diminuita in misura più accentuata in alcune aree geografiche, in particolare Africa Settentrionale (da 7,50% a 7,36%) e Asia Centrale (da 1,25% a 1,14%), mentre incrementi hanno riguardato America Settentrionale (da 1,83% a 1,91%) e America Centro-Meridionale (da 1,56% a 1,63%). Se Germania e Francia si confermano nel 2017 i principali mercati di sbocco delle vendite di merci, con quote pari, rispettivamente, al 12,5% e al 10,3% delle esportazioni nazionali, gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner, con una quota del 9% (poi seguono Spagna e Regno Unito, entrambi con il 5,2%. I mercati di sbocco più dinamici nel 2017 osservati (per aumento della quota sulle esportazioni nazionali pari o superiore a 0,2 punti percentuali rispetto al 2016, spiega l’Istat) sono Cina, Stati Uniti e Russia.

Quindi gli Stati Uniti sono un partner molto importante per l’Italia e le sue spinte protezionistiche non sembrano – ad oggi – fermare il Made in Italy. È il Gruppo Sace a notarlo, analizzando gli ultimi dati sul commercio con l’estero.

Ad agosto l’export italiano di beni è cresciuto del 5,1% in termini tendenziali. Il risultato – osserva il Grupp Sace nella sua analisi – porta la media dei primi otto mesi al +4,3%: «Si tratta di un risultato non scontato alla luce di una serie di fattori, rallentamento dell’economia globale e del commercio internazionale (rispetto alle previsione diffuse a inizio anno); spinte protezionistiche; squilibri in alcune economie emergenti; effetti statistici di base legati alla brillante performance registrata nel 2017».

Se l’area UE continua a trainare l’export italiano (+5,7%), sono comunque significativi gli incrementi delle vendite verso i due principali mercati di sbocco: Germania (+5,3%) e Francia (+5,9%). +0,7% invece nel Regno Unito. L’area Extra-UE si porta al +2,6%. L’export verso India e Svizzera viaggia intorno al 15%. Buoni segnali dall’Africa Subsahariana (+3,7%) e dei Paesi del Mercosur (+2,9%). «Nel trimestre giugno-agosto l’export Made in Italy è aumentato del 3% rispetto ai tre mesi precedenti. Ad agosto invece, l’incremento è stato pari al 2,9% nei confronti del mese di luglio. L’export verso gli USA segna un +4,5% nonostante le tensioni protezionistiche (che pur avendo colpito soltanto marginalmente l’UE hanno effetti negativi sulla fiducia degli operatori e, di conseguenza, sugli scambi) e il cambio euro – dollaro (la cui media nei primi 8 mesi del 2018 è stata pari a 1,20 vs 1,13 in media per l’intero 2017). In Russia, un mix di fattori (sanzioni, rallentamento degli investimenti e contenimento della spesa pubblica) continua a frenare il nostro export (-3,2%); +8,8% per le vendite in Polonia».

L’export di alimentari e bevande – conclude Sace – è in crescita del 4,7% con ottimi risultati in Polonia e Romania: significativa la performance in Russia (+12,3%). L’elettronica (+6,9%) è uno dei migliori settori del 2018: bene sia nell’area UE (Germania, Regno Unito e Repubblica Ceca) sia nell’Extra-UE (incrementi di oltre il 20% in Russia e Cina). Avanza la meccanica strumentale (+2,2%) grazie al traino di Germania, Spagna e Paesi dell’Est Europa; in Giappone e India aumenti del 15-20%. Da segnalare infine il forte incremento dell’export di raffinati (16,3%), il cui valore ha giovato del consistente aumento del prezzo del petrolio».

 

1 Commento per “Export: il protezionismo non frena (per ora) il Made in Italy”

  1. […] recente abbiamo osservato come il Made in Italy sia riuscito a registrare nel corso dell’anno performance positive […]

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