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Gli italiani e la cultura finanziaria, solo la metà sa definire nozioni di base

Il dato scende a meno di uno su cinque nel caso di concetti avanzati, afferma l'ultimo rapporto Consob. Ancora giù il tasso di risparmio
di Redazione

Mercati, titoli di stato, spread Btp-Bund a due o dieci anni. Sono concetti che, soprattutto in periodi come questi, da alcuni anni ascoltiamo o leggiamo ogni giorno. Ma quanto ne sappiamo davvero? A rispondere ci pensa la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa), che nell’ultimo rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2018, a proposito di educazione finanziaria spiega: «In media, un intervistato su due non è in grado di definire correttamente nozioni finanziarie di base; il dato scende a meno di uno su cinque nel caso di concetti avanzati». Eppure, prima di mettersi alla prova, «il 40% del campione dichiara di avere, nel complesso, un livello elevato di conoscenze finanziarie».

Come è possibile tale discrepanza tra percezione delle proprie competenze in materia e le reali conoscenze? «Le conoscenze finanziarie (reali e percepite) e le capacità di calcolo – afferma la Consob nello studio – sono positivamente correlate al livello di istruzione e ad alcune inclinazioni personali (apprezzamento delle informazioni numeriche e delle attività cognitive impegnative), mentre risultano negativamente associate con l’ansia finanziaria. La cultura finanziaria, inoltre, mostra una correlazione negativa con la propensione a sopravvalutare le proprie conoscenze. I fattori di background della cultura finanziaria indicati con maggiore frequenza sono l’esperienza (di tipo professionale o legata alla gestione del bilancio familiare) e l’interesse personale, mentre all’istruzione scolastica e alle esperienze di investimento si riconosce un ruolo meno importante».

L’Osservatorio Consob su L’approccio alla finanza e agli investimenti delle famiglie italiane raccoglie i dati relativi a un campione di 1.601 individui, rappresentativo dei decisori finanziari italiani. Dall’indagine emerge che «la ricchezza netta delle famiglie italiane rimane stabile sui livelli del 2012, mentre il tasso di risparmio lordo continua ad attestarsi al di sotto della media dell’area euro (rispettivamente al 9,7% e all’11,8%, ndr). Persiste il divario fra Italia ed Eurozona con riferimento sia alle scelte di portafoglio, soprattutto per la componente assicurativa e previdenziale, sia al livello di indebitamento. La diffusione di alcuni prodotti e servizi bancari vede l’Italia in linea con la media dell’area euro, dopo l’incremento registrato nel periodo 2011-2017, mentre sono meno incoraggianti i dati relativi alla familiarità con gli strumenti di pagamento digitali».

La maggior parte del campione analizzato, si osserva ancora nel rapporto, mostra un’elevata avversione alle perdite e dichiara di non essere orientata all’assunzione di rischio nelle scelte di investimento. «Tali attitudini sono più frequenti al crescere dell’età e della propensione all’ansia finanziaria, mentre risultano negativamente correlate con le conoscenze finanziarie, la preferenza per le informazioni numeriche, l’apprezzamento per le attività impegnative sul piano cognitivo e la ricchezza».

L’attitudine a gestire le risorse familiari nell’ambito di un processo strutturato di pianificazione e controllo (cosiddetto financial control) è ancora poco diffusa. Il 47% degli intervistati dichiara di predisporre un bilancio familiare, mentre solo il 30% tiene traccia scritta delle spese. La maggior parte del campione, tuttavia, valuta gli acquisti attentamente, salda le utenze a scadenza e onora i debiti contratti. Solo un terzo delle famiglie, infine, dichiara di avere un piano finanziario e di controllarne gli esiti. Fra coloro che non predispongono un piano finanziario, meno del 10% ne riconosce l’importanza, mentre circa il 65% lo ritiene inutile. Il 20% degli intervistati non saprebbe come affrontare una riduzione significativa del reddito disponibile, mentre più del 30% si adopererebbe per rivedere al ribasso le abitudini di spesa (il 58% degli individui indebitati ha contratto un debito per far fronte a spese correnti).

Alla fine del 2017, rileva Consob, il tasso di partecipazione delle famiglie italiane al mercato finanziario si attesta al 29%. Dopo i depositi bancari e i prodotti postali, le attività che pesano di più nel portafoglio degli investitori sono i fondi comuni e i titoli di Stato. La propensione all’investimento è più frequente fra gli individui residenti nel Nord d’Italia, con maggiori conoscenze finanziarie (effettive e percepite) e maggiori abilità di calcolo. Per acquisire informazioni utili per le scelte di investimento le famiglie italiane si avvalgono prevalentemente di persone che operano nel settore finanziario (ad esempio, il funzionario di banca con cui sono in contatto), persone di fiducia (amici e colleghi) e fonti informative specialistiche, documenti ufficiali come i prospetti finanziari vengono citati soltanto dal 25% degli intervistati. Si tenga anche presente, però, che più del 50% degli intervistati non è in grado di definire in cosa consista il servizio di consulenza in materia di investimenti.

 

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