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Laurearsi sì, ma in quale facoltà?

Si stima che il 70% dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro sarà di persone con elevate competenze e qualifiche, il 25% necessario al ramo economico-sociale, il 24% nell’area umanistica, il 18% nel settore dell’ingegneria
di Redazione

Con le università iniziate quasi un mese fa, forse è troppo tardi (o troppo presto) per le matricole chiedersi se la scelta della vita sia stata quella giusta. Infatti oltre alle passioni personali, uno dei fattori principali che motiva la decisione su quale facoltà frequentare è sicuramente la spendibilità sul mercato del lavoro della carriera futura che si vuole intraprendere. Certo non esiste una laurea che assicuri al 100% il fatidico “lavorare subito e guadagnare tanto”, ma secondo gli studi, qualcuna si avvicina molto. È il caso di Statistica, facoltà in cui secondo i dati Almalaurea, a cinque anni dal conseguimento del titolo magistrale, il 95,9% degli studenti è occupato con una retribuzione mensile media di 1.703 euro netti. Il contratto è nel 69% dei casi stabile, quindi alle dipendenze e a tempo indeterminato, ricercati per la maggioranza nel ramo dei servizi: in particolar modo nel Credito e assicurazioni, oltre il 15%, nell’informatica, il 14,8% e nell’Istruzione e ricerca il 14%.
Quasi il 70% dei laureati triennali in Statistica decide di proseguire gli studi con la specialistica, principalmente per aumentare le possibilità di trovare lavoro, nel 41% dei casi, mentre il 29 circa prosegue gli studi per migliorare la propria formazione culturale e per il 17,3 la scelta è legata al miglioramento del proprio lavoro.

A confermare i dati di Almalaurea, e ad avvalorare l’idea della laurea in campo statistico, era già intervenuta l’annuale analisi di Unioncamere e ANPAL, Sistema Informativo Excelsior, che sulla base del ricambio generazionale e del numero stimato di laureati in Italia, prevede quale sarà e come sarà composto, il fabbisogno che il mercato del lavoro avrà di alta specializzazione nell’imminente futuro, ovvero da qui al 2022. Infatti, oltre a stimare che il 70% dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro sarà di lavoratori con elevate competenze e qualifiche, secondo la Previsione dei Fabbisogni Occupazionali in Italia a medio termine (2018-2022), nei cinque anni presi in esame, il fabbisogno nazionale di laureati sarà di 778 mila unità, di cui il 25% necessario al ramo economico-sociale suddivisi in 151 mila per il settore economico statistico e 40 mila in quello politico-sociale. Segue con il 24% del totale del fabbisogno i laureati nell’area umanistica, che comprende tra gli altri le aree dell’insegnamento, quella letteraria, linguistica e psicologica. Il 18% del totale sarà rappresentato dai laureati nel settore dell’ingegneria e dell’architettura, stessa percentuale di coloro che hanno raggiunto la laurea in campo medico sanitario. Diminuirà invece, secondo l’analisi, il fabbisogno di laureati del gruppo scientifico-matematico, chimico-farmaceutico e geo-biologico, l’ambito scientifico adempierà all’8% del totale, e dei laureati nell’area giuridica.

 

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