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Obesità: meglio controllare gli zuccheri da bambini

Il dato medio del 2015-2016 mette in luce che quasi il 25% dei bambini e ragazzi italiani è in eccesso di peso. In generale, in Italia, l’obesità colpisce il 10,5% degli adulti
di Silvia Capone

L’Istat offre dati utili alle risoluzioni volte a disincentivare il consumo di zuccheri. L’Istituto nazionale di statistica (che è intervenuto sul tema nell’audizione alla Camera dei deputati) elabora i dati per fotografare la situazione riguardo l’obesità e gli stili di vita poco salutari che ne accompagnano lo sviluppo in Italia, ricordando che è uno stato fisico fortemente correlato a condizioni di svantaggio socio-economico, per cui tendenzialmente la maggior parte delle abitudini insalubri sono associate ad un basso livello di istruzione e ad uno status sociale non elevate. In generale in Italia, l’obesità colpisce il 10,5% degli adulti, con valori del 14% tra gli over 65 e del 12% nel Sud, un fattore discriminante appare essere il titolo di studio, infatti risultano in tale condizione solo il 5,6% dei laureati, contro il 15,7% di coloro che hanno la licenza media.

L’obesità per gli over 18 è spesso espressione e conseguenza di quella che si manifesta in età infantile, infatti è stimato che almeno un terzo dei bambini e metà degli adolescenti in sovrappeso mantenga questa condizione anche da adulto. Il dato medio del 2015-2016 mette in luce che quasi il 25% dei bambini e ragazzi italiani, tra i 6 e i 17 anni, è in eccesso di peso, con picchi del 30% nel Mezzogiorno ed in particolar modo in Campania, che registra una percentuale superiore al 37. Come per gli adulti, anche in questo caso il peso è correlato allo status socioeconomico della famiglia – i bambini in eccesso di peso nelle famiglie con risorse economiche ottime o adeguate si attestano al 22,2%, mentre la percentuale sale al 27,6% in quelle con risorse economiche scarse o insufficienti – e dal livello di istruzione dei genitori – il 20,6% dei minori con la mamma laureata contro il 29,1% dei bambini con la mamma che ha concluso la scuola dell’obbligo.

Proprio per questi motivi le attività di prevenzione per la fascia di età 6-17 anni, che in Italia sono attive già da dieci anni, si focalizzano sulle abitudini alimentari spesso sbagliate infatti nel 2016 più del 29% di bambini e ragazzi consumava quotidianamente dolci e il 14,2% snack. È pur vero che dal 2007 il consumo di dolci e snack registra un lieve calo mentre la diminuzione evidente caratterizza il consumo di bevande gassate: se dieci anni fa il 33,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ne faceva un uso quotidiano, nel 2016 la quota si abbassa al 25,5%. Proprio per disincentivare l’uso di bevande contenenti un alto quantitativo di zuccheri, è stata proposta, tra le altre cose, una sugar tax, ovvero una tassa sulle bevande zuccherate già attiva in Gran Bretagna. La mora è stata sperimentata in altri paesi, il Messico ad esempio ha introdotto dal 2014 una tassazione maggiorata per le bevande di questo tipo con il risultato che in due anni, il consumo si è ridotto del 7,6% e si è contestualmente registrato un aumento delle vendite delle bibite non tassate; in Ungheria invece, una tassa simile, ma estesa a tutti i prodotti aventi un’alta concentrazione di zuccheri, ha portato – oltre ad una diminuzione delle vendite di tali prodotti – anche una riduzione da parte delle industrie stesse degli ingredienti tassati negli alimenti.

 

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