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Così la struttura e la competitività delle imprese multinazionali

Quelle estere attive nel nostro paese consolidano il contributo positivo alla crescita del sistema produttivo italiano
di Redazione

Secondo il rapporto KPMG Corporate Finance, solo nel primo semestre del 2018 le società italiane hanno investito complessivamente oltre nove miliardi di euro in acquisizioni all’estero mentre, in generale, sono state formalmente chiuse 333 operazioni per un controvalore di circa 31,5 miliardi di euro (+20% rispetto allo stesso periodo di un anno fa quando il controvalore si era attestato a 17 miliardi di euro). Ma qual è stato, in generale nell’ultimo periodo, l’andamento delle imprese multinazionali?

Al quesito risponde l’Istat, nel report Struttura e competitività delle imprese multinazionali. Con riferimento al 2016 e restando alla presenza italiana all’estero, l’Istituto nazionale di statistica rileva che si concretizza in 22.907 controllate, che impiegano 1,7 milioni di addetti. L’acquisizione dall’estero di importanti gruppi multinazionali a controllo nazionale contribuisce alla significativa flessione, rispetto al 2015, sia degli addetti (-4,7%) sia del fatturato (-6,4%) realizzato all’estero.

La riduzione del peso delle multinazionali italiane all’estero è particolarmente evidente nell’industria in senso stretto dove si registra un notevole calo in termini di addetti (-49 mila rispetto al 2015), di fatturato (-24 miliardi) e di fatturato al netto di beni e servizi (-6 miliardi). Anche il grado di internazionalizzazione attiva è in flessione, in particolare nella fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-10 punti percentuali), nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto (-6,5 punti) e nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (-5,3 punti). Gli Stati Uniti sono il paese con il più elevato numero di imprese italiane controllate dall’estero (2.429, con quasi 287 mila addetti) primato in crescita (+3,5% in termini di imprese e +2,8% in termini di addetti) e consolidato sia nell’industria sia nei servizi. Sono inoltre il principale paese di localizzazione degli investimenti esteri italiani (quasi 146 mila addetti nell’industria e oltre 108 mila nei servizi).

Le multinazionali estere contribuiscono per il 27% all’export nazionale di merci e per il 46,5% agli acquisti dall’estero di merci. Una quota rilevante dei flussi commerciali attivati dalle multinazionali è relativa agli scambi intra-gruppo (45,8% per le esportazioni e 63,8% per le importazioni). La loro dimensione e performance economica rimane superiore a quella delle imprese a controllo nazionale, anche se a parità di dimensione economica il differenziale positivo di performance a favore del capitale estero è limitato ad alcuni settori. Le affiliate italiane all’estero destinano oltre il 30% del loro fatturato alle vendite su mercati diversi dal paese di localizzazione. Sono in crescita le quote di fatturato esportato verso l’Italia nei settori tradizionali del Made in Italy, quali industrie tessili e abbigliamento (49,7%), fabbricazione di articoli in pelle (38,4%) e fabbricazione di mobili e altre industrie manifatturiere (29,3%).

La propensione all’investimento estero è in aumento solo per i gruppi industriali di grande dimensione: la quota di quelli che dichiarano di volere realizzare nuovi investimenti nel biennio 2017-2018 si incrementa di 3,2 punti percentuali rispetto al biennio precedente. L’accesso ai nuovi mercati, l’incremento della qualità e lo sviluppo di nuovi prodotti, nonché l’accesso a nuove conoscenze e competenze, sono considerati da queste imprese fattori più importanti del costo del lavoro o di altri costi d’impresa per realizzare nuove attività all’estero.

Per quanto riguarda invece, la presenza estera in Italia, sempre nel 2016, le multinazionali attive nel nostro paese con 14.616 controllate (+609 unità sul 2015), consolidano il contributo positivo alla crescita del sistema produttivo italiano con un incremento sul 2015 di quasi 10 miliardi del fatturato e di oltre 9 miliardi del valore aggiunto. Anche a seguito di alcune importanti acquisizioni di imprese a controllo nazionale, nel 2016 le multinazionali estere registrano una forte crescita del valore aggiunto (+8,7% rispetto a +4,8% realizzato dal complesso delle imprese residenti in Italia) e della spesa in Ricerca e sviluppo (+11,3%, +9,3% il valore medio per le imprese in Italia). Le multinazionali estere contribuiscono ai principali aggregati economici nazionali dell’industria e dei servizi con il 7,9% degli addetti, il 18,3% del fatturato, il 15,1% del valore aggiunto e il 14,4% degli investimenti.

(fonte: Istat)

 

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