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Se la tolleranza passa (anche) per gli eventi spiacevoli

Il ridimensionamento degli atteggiamenti discriminatori dipende dall'educazione e dalle leggi. Ma anche scontrarsi con una realtà spesso nascosta può aiutare
di Silvia Capone

È di qualche giorno fa la notizia della terza adozione riconosciuta in Italia, dopo un ricorso, ad una coppia di mamme: la bambina, biologicamente solo di una delle due donne, ma concepita dall’altra, è stata registrata a Genova grazie alla sentenza del Tribunale dopo il rifiuto del Comune. La notizia è rilevante, oltre per la delicatezza del tema, anche perché costituirebbe un precedente a cui fare appello dato che nel nostro paese ancora non esiste una legge che regola la stepchild adoption, disciplinata solo dalla magistratura ordinaria che vara vagliando caso per caso.

A regolare le unioni civili è intervenuta, dopo numerosi dibattiti, la Legge 20 maggio 2016 – conosciuta anche come legge Cirinnà – approvata due anni e mezzo fa, che estende alle coppie omosessuali quasi tutti gli stessi diritti e doveri previsti in un matrimonio. Secondo le stime dell’Arcigay, le persone che dall’approvazione della legge al 31 dicembre 2017 hanno potuto usufruirne sono state oltre 14, circa 6.073 coppie che hanno detto il loro sì in Italia, a cui si aggiungono circa mille che hanno celebrato all’estero e trascritto qui la loro unione. La regione in cui si sono registrate il maggior numero di unioni civili risulta essere la Lombardia con 1.514 celebrazioni, 799 delle quali svolte solo a Milano, segue il Lazio 915 ufficializzazioni, e l’Emilia Romagna con 645. La legge Cirinnà è stata di certo un primo passo per assicurare alle coppie omosessuali diritti e doveri e per garantire loro una tutela giuridica, perché l’accettazione sociale avviene anche tramite l’istituzionalizzazione di una determinata situazione.

La normativa deve e può agire sul pensiero dell’opinione pubblica sul lungo periodo, intanto, secondo i dati di una ricerca condotta da ILGA sulla percezione degli omosessuali – l’Associazione Internazionale Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans e Intersessuali – tra dicembre 2015 e gennaio 2016 su oltre 96 mila persone in 54 paesi tra cui anche l’Italia, risulta che il 78% degli italiani – percentuale leggermente più alta della media europea – non avrebbe problemi ad avere dei vicini di casa gay, ma il dato si modifica se si considera una persona più vicina, infatti solo il 34% non si direbbe sconvolto se il proprio figlio/a facesse coming out, mentre il 46% ne sarebbe “abbastanza sconvolto”. Mentre per quel che riguarda la percezione delle coppie omosessuali, il 72% degli intervistati in Italia crede che i cittadini LGBT debbano avere gli stessi diritti dei cittadini etero, ma solo il 35% si dice d’accordo ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, traguardo che abbatterebbe l’ultima differenza con le unioni civili, in cui le parti non sono tenute all’obbligo di fedeltà, che è considerato un elemento imprescindibile nella concezione italiana di coppia.

Oltre la normativa vigente e il pensiero collettivo che mostra ancora segnali di intolleranza, il riconoscimento dell’omosessualità e delle coppie di persone dello stesso sesso arriva da situazioni concrete, come la registrazione di un figlio, e di educazione alla diversità, l’insegnamento nelle scuole – come accade in Scozia – dei movimenti e delle lotte per i diritti Lgbti. Ma non solo questo: la tolleranza dell’opinione pubblica, verso l’azzeramento di atteggiamenti discriminatori, può passare anche attraverso eventi spiacevoli. Ed è così che si ricorda come una conquista il primo vedovo a cui è stata riconosciuta la pensione di reversibilità del marito deceduto, ma anche la misura cautelare per una donna accusata di maltrattamenti in famiglia nei confronti della propria compagna. Un caso che per la prima volta esprime la stabilizzazione di una coppia omosessuale come famiglia, che rappresenta una svolta nel riconoscimento delle famiglie non tradizionali.

 

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