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Qual è l’ora giusta per andare a scuola?

Alcune ricerche condotte negli Stati Uniti metterebbero in luce un migliore apprendimento degli studenti in caso di ingresso leggermente posticipato. Diminuirebbero, inoltre, assenze e ritardi
di Silvia Capone

La sveglia del lunedì mattina non è piacevole per nessuno studente, soprattutto se, come oggi, coincide anche con la fine delle vacanze di Natale e quindi con l’obbligo dopo due settimane di libertà, di svegliarsi di nuovo presto contro qualsiasi naturale ritmo biologico.
Il dibattito su cosa sia meglio fare, se seguire le esigenze fisiologiche o l’orario imposto, per i ragazzi e le loro capacità di apprendimento è in corso e i metodi in via di sperimentazione da qualche anno.

Pochi giorni prima delle vacanze di Natale sono stati pubblicati i risultati di un esperimento condotto negli Stati Uniti, nello specifico in due scuole di Seattle in cui dal 2016 per i ragazzi – seguiti attraverso un monitoraggio del sonno – che frequentano le classi associabili alle nostre medie e superiori, la prima campanella è stata posticipata di 55 minuti, fissando quindi l’entrata a scuola alle 8 e 45. Dai risultati emerge che gli studenti hanno dormito in media 34 minuti in più, e che sono aumentati (anche se questa conseguenza non è direttamente dimostrabile) sia l’attenzione dei ragazzi in classe che i loro voti, migliorati mediamente del 4,5%. Tra gli aspetti positivi riscontrati nel periodo di sperimentazione, i ricercatori sottolineano anche un minor tasso di ritardi e assenze, soprattutto nella scuola che si trova nella zona più popolare della città.

Posticipare la campanella della prima ora di lezione, aumentando così le ore di sonno, migliorerebbe le capacità di apprendimento dei ragazzi e di conseguenza anche il loro rendimento scolastico, come testimoniano altre ricerche, tra cui uno studio condotto sempre negli Stati Uniti, su 9000 studenti di otto scuole pubbliche che, dopo un semestre di lezioni alle otto e mezzo, ottenevano voti più alti in matematica, inglese e scienze. Anche se la chiave è la quantità del sonno, conservare l’attuale orario scolastico e “imporre” le consigliate nove ore di sonno a notte per quell’età, non avrebbe comunque gli stessi risultati poiché gli adolescenti non andrebbero, come succede ora, a dormire prima, e la colpa non è imputabile solo al tablet, ai cellulari o allo spirito di ribellione degli adolescenti, ma ai loro ritmi biologici per cui sarebbero portati ad addormentarsi tardi.

Per gli studenti delle medie e superiori dormire le giuste ore non avrebbe effetti positivi solo sui voti e sull’apprendimento, ma anche sul benessere degli adolescenti, infatti quelli che non riposano abbastanza sono più propensi ad essere soggetti a rischio di malattie come depressione, disturbi d’ansia e obesità.

 

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