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Lavoro: la disoccupazione è in calo, ma aumentano gli inattivi

A novembre 2018 il tasso di occupazione rimane invariato al 58,6%. Il tasso di disoccupazione, invece, si attesta al 10,5%
di Redazione

A novembre 2018, informa l’Istat, la stima degli occupati risulta sostanzialmente stabile rispetto a ottobre; anche il tasso di occupazione rimane invariato al 58,6%. Come già accaduto in ottobre, l’andamento degli occupati è sintesi di un lieve aumento dei dipendenti permanenti (+15 mila) e una diminuzione di quelli a termine (-22 mila). Cresce l’occupazione maschile, mentre cala quella femminile. Torna a calare, dopo due mesi di crescita, la stima delle persone in cerca di occupazione (-0,9%, pari a -25 mila unità). Il calo si concentra prevalentemente tra le donne e le persone da 15 a 34 anni. Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,5% (-0,1 punti percentuali), quello giovanile scende al 31,6% (-0,6 punti). A novembre si stima un aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +26 mila unità). L’aumento si concentra tra le donne e le classi di età estreme dei 15-24enni e degli over50. Il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,1 punti percentuali).

Nel trimestre settembre-novembre 2018 l’occupazione registra una lieve flessione rispetto al trimestre precedente (-0,1%, pari a -26 mila unità). La diminuzione riguarda le donne e le età centrali tra i 25 e i 49 anni. Nell’arco del periodo crescono i dipendenti a termine (+13 mila) mentre calano i permanenti (-23 mila) e gli indipendenti (-17 mila). Nel trimestre al calo degli occupati si associa quello degli inattivi (-0,2%, pari a -32 mila) mentre aumentano i disoccupati (+1,3%, +35 mila).

Su base annua, prosegue l’Istat, l’occupazione cresce dello 0,4%, pari a +99 mila unità. L’espansione interessa solo gli uomini e i lavoratori a termine (+162 mila); risultano lievemente in crescita gli indipendenti, mentre si registra una flessione dei dipendenti permanenti (-68 mila). Nell’anno aumentano esclusivamente gli occupati ultracinquantenni (+275 mila), mentre si registra una flessione tra i 15-49enni (-175 mila). Al netto della componente demografica si stima comunque un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età. Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna al calo dei disoccupati (-4,3%, pari a -124 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,4%, -49 mila).

Nell’ultimo mese si stima un calo del tasso di occupazione nelle classi di età estreme (-0,1 punti percentuali per i 15-24enni e i 50-64enni), mentre si registra un aumento di 0,2 punti per i 25-34enni. Il calo della disoccupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni; la contrazione più forte interessa i giovani. Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni si attesta al 31,6% (-0,6 punti percentuali); l’incidenza dei disoccupati sulla popolazione di questa classe di età è pari all’8,1%, in calo su base mensile di 0,2 punti. Il tasso di inattività aumenta nelle classi di età estreme (rispettivamente +0,3 punti per i 15-24enni e +0,2 punti per i 50-64enni), mentre è in lieve calo per i 35-49enni (-0,1 punti). Su base annua il tasso di occupazione cresce in tutte le classi di età ad eccezione dei 15-24enni. Il tasso di disoccupazione cala tra i 15 e i 49 anni (la flessione più intensa si stima per i 15-24enni ed è pari a 1,5 punti percentuali) mentre è in lieve aumento per i 50-64enni. Il tasso di inattività aumenta fino ai 34 anni mentre diminuisce dai 35 anni in poi.

«I dati relativi a novembre – spiega l’Istat a commento del report – confermano un quadro di sostanziale stazionarietà dei livelli occupazionali. La stabilità congiunturale dell’occupazione a novembre deriva, come a ottobre, da una lieve crescita dei dipendenti permanenti e una diminuzione di quelli a termine. La disoccupazione è in calo dopo due mesi di crescita sostenuta. Nella media degli ultimi tre mesi l’occupazione registra una leggera flessione rispetto al trimestre precedente. Nell’arco dei dodici mesi la crescita occupazionale rimane positiva anche se molto ridimensionata rispetto ai mesi passati, spinta soprattutto dai dipendenti a termine e concentrata tra gli ultracinquantenni».

(fonte: Istat)

 

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