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Le prospettive per l’economia italiana

Non sono particolarmente esaltanti: l’indicatore anticipatore - rileva l'Istat - segna una nuova flessione, suggerendo il proseguimento dell’attuale fase di debolezza del ciclo economico
di Redazione

A fine 2018, la fiducia risultava essere in calo sia tra i consumatori sia tra le imprese. Nello specifico, ricorda l’Istat nella consueta nota economica mensile, l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato un ulteriore calo diffuso a tutte le componenti: le aspettative per il futuro hanno registrato un deciso peggioramento e anche le attese sulla disoccupazione hanno mostrato segnali negativi. Nello stesso mese, anche la fiducia delle imprese è peggiorata in tutti i settori economici a esclusione del commercio al dettaglio. Tra le imprese manifatturiere, le attese di produzione hanno evidenziato un miglioramento mentre i giudizi sia sul livello degli ordini sia sulle scorte di prodotti finiti hanno registrato un peggioramento. Ecco come perciò l’indicatore anticipatore segni una nuova flessione, suggerendo il proseguimento dell’attuale fase di debolezza del ciclo economico italiano.

In Italia – osserva l’Istat – «il recente andamento del settore manifatturiero conferma la fase di difficoltà di tenuta dei livelli produttivi», trend certificato proprio oggi dai dati negativi sulla produzione industriale. L’occupazione, prosegue l’Istat, si è mantenuta sui livelli dei mesi precedenti e il tasso di disoccupazione ha segnato una lieve diminuzione. Sebbene il tasso di occupazione sia tornato sui livelli precrisi, soprattutto per effetto del significativo aumento di occupati temporanei, il processo di riduzione della disoccupazione appare ancora lento.

Il rallentamento dell’Italia si colloca in un contesto analogo per quanto riguarda il quadro economico internazionale. «Pur mostrando ancora un andamento di fondo positivo – si legge nella nota Istat -, nelle ultime settimane, l’economia internazionale ha manifestato ulteriori segnali di decelerazione accompagnati da una progressiva eterogeneità degli andamenti tra i paesi. A ottobre il commercio mondiale , in base ai più recenti dati mensili in volume del Central Planning Bureau, è cresciuto dell’1,1% rispetto al mese precedente, recuperando rispetto alla precedente flessione congiunturale. La variazione acquisita fino a ottobre (+3,6%) continua, tuttavia, a confermare il minor dinamismo degli scambi di merci i rispetto al dato dell’anno precedente (+4,2%). Inoltre, l’indice PMI Global di Markit/IHS di dicembre relativo ai nuovi ordini all’export è sceso sotto la soglia di espansione (49,7 da 50 di novembre)».

Preoccupa anche la situazione degli Stati Uniti, nonostante un’economia solida, a causa di una lieve frenata osservata proprio allo scadere dello scorso anno e dello shutdown. Negli Usa si registra la buona tenuta del mercato del lavoro, con tasso di disoccupazione ancora ai minimi storici (3,9% da 3,7% di novembre) e creazione di occupati non agricoli superiore alle attese (312 mila da 176 mila di novembre), ma «a dicembre si sono moltiplicati i segnali negativi». L’indice elaborato dal Conference Board, che misura la fiducia dei consumatori, ha toccato i valori minimi da luglio scorso e tutte le principali survey sul settore manifatturiero hanno mostrato decise correzioni al ribasso. Genera incertezza per l’evoluzione dell’economia degli Stati Uniti anche il blocco di oltre il 25% delle attività amministrative federali in atto dal 22 dicembre scorso (il cosiddetto “shutdown”) per effetto delle divergenze politiche tra il Presidente Trump repubblicano e la camera a maggioranza democratica.

(fonte: Istat)

 

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