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I rapporti commerciali (e politici) tra Italia e Brasile

Le relazioni tra Roma e Brasilia - con l'avvento dell'amministrazione Bolsonaro - potrebbero registrare un significativo cambio di passo, al di là della conclusione della vicenda Battisti
di Fabio Germani

L’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo), Cesare Battisti, già condannato in Italia con sentenze passate in giudicato, è arrivato in Italia oggi, lunedì 14 gennaio 2019, dopo essere stato arrestato in Bolivia, dove si stava rifugiando a seguito della recente decisione dell’Alta Corte Suprema brasiliana (Battisti viveva in Brasile da tempo) di revocare una norma che di fatto ne impediva l’estradizione. Un cambio di passo, rispetto alle precedenti misure, che si è cominciato a prospettare con l’elezione a presidente di Jair Bolsonaro, entrato ufficialmente in carica da alcune settimane. Tecnicamente, infatti, allo scadere del 2018, era stato il predecessore Michel Temer a firmare il decreto di estradizione. Ma Bolsonaro, da subito, ha cominciato a parlare di un «regalo» in arrivo per l’Italia, in un quadro di alleanze strategiche per il nuovo corso politico intrapreso a Brasilia che, oltre a Roma, includerebbe anche Stati Uniti e Israele. Il caso Battisti, in precedenza, aveva creato alti e bassi nei rapporti Italia-Brasile.

La soluzione della vicenda rafforzerà le relazioni tra i due paesi, politicamente ed economicamente? Probabile, anche se rimane al momento difficile quantificare un possibile impatto – ad esempio in riferimento agli scambi commerciali – sul piano economico, ammesso che se ne trarranno ulteriori benefici. In linea generale gli scambi tra Italia e Brasile sono sempre stati buoni, anche se di recente hanno risentito molto della crisi economica e della recessione che ha colpito il paese sudamericano. Potrà essere la ripresa in atto, piuttosto, a favorire la rotta Roma-Brasilia. A novembre 2018 – ha registrato l’Istat – «si rileva una forte eterogeneità nella dinamica delle vendite verso i paesi extra UE. L’export tendenziale verso Stati Uniti (+15,9%), India (+5%), Cina (+3,3%) e Giappone (+3,2%) è in aumento. Al contrario, marcate flessioni contraddistinguono le vendite di beni verso la Turchia (-24,8%), Svizzera (-20,2%), paesi MERCOSUR (-17,8%) e Russia (-8,1%)». Per paesi MERCOSUR, si intende Paraguay, Uruguay, Argentina, Venezuela e, per l’appunto, Brasile. Il dato, quindi, nel complesso, è influenzato da dinamiche che non comprendono esclusivamente il Brasile.

Come informa l’Agenzia ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), «i rapporti commerciali bilaterali tra Italia e Brasile hanno risentito pesantemente delle crisi economiche in entrambi i paesi dall’inizio del decennio. L’interscambio ha subito un calo di oltre il 40% tra il 2011 e il 2016, passando da 11,7 miliardi di dollari a poco più di 7. In un primo momento il calo ha riguardato soprattutto le esportazioni brasiliane all’Italia, fatto che ha consentito al nostro surplus commerciale bilaterale di raggiungere quasi i 3 miliardi di dollari nel 2013. Tra il 2015 e il 2016, invece, sono state le importazioni brasiliane dall’Italia ad aver registrato la performance peggiore (-45% in valore dal picco di inizio 2014), determinando anche una contrazione del nostro surplus commerciale a circa 400 milioni di dollari nel 2016».

Nel 2017 – stavolta l’analisi è del Gruppo SACE, di recente pubblicazione – le esportazioni italiane hanno raggiunto i 3,8 miliardi di euro, in aumento di quasi il 19% rispetto al 2016 e l’ottima performance è proseguita anche nei primi otto mesi del 2018 (+11,6%, oltre le previsioni già ampiamente positive di SACE SIMEST), principalmente grazie al traino dei beni di investimento, ma anche della farmaceutica. «Si tratta – scriveva il Gruppo SACE – di risultati incoraggianti, ma ancora distanti dal livello record del 2013 (5,1 miliardi di euro). Nel triennio 2019-21, secondo le previsioni SACE SIMEST, si recupererà una buona parte del terreno grazie a un incremento del 5,7% in media l’anno, con buone prospettive nei settori della meccanica strumentale, della chimica e dei mezzi di trasporto».

La ripresa in corso in Brasile, concludeva il Gruppo nella sua analisi, «apre spazi per una domanda potenziale per i beni italiani, specie per i nostri macchinari (agricoli, alimentari, per imballaggi, per la lavorazione dei metalli, del vetro e della plastica). L’industria locale inoltre necessita di trasferimenti di know-how e di continui aggiornamenti delle tecnologie esistenti, oltre a pezzi di ricambio o servizi post-vendita. La nostra quota di mercato in Brasile è in linea con quella dei principali peer europei, ma ben inferiore a quella della Germania (2,6% vs 6,1%)». Scambi che – caso Battisti a parte – potrebbero trovare nuovo terreno fertile, considerato proprio il corso politico che si sta delineando in Brasile con l’amministrazione Bolsonaro.

@fabiogermani

 

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