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Facebook e l’annosa questione della privacy

Le modifiche annunciate da Mark Zuckerberg dovrebbero migliorare sicurezza e riservatezza, tra i principali problemi online secondo gli uetnti

di Redazione

La “promessa” di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, di rimodellare il social network al fine di assicurare una maggiore integrazione con le altre piattaforme di sua proprietà (Instagram e Whatsapp), favorendo più sicurezza nella tutela della privacy, potrebbe rappresentare un punto di svolta nel quadro di un ambito che negli ultimi anni – emblematico il caso Cambridge Analytica – ha lasciato alquanto a desiderare, minandone di fatto la credibilità e l’appeal. Nello specifico, proprio per raggiungere tali obiettivi, Zuckerberg ha citato il modello Whatsapp in cui le conversazioni tra utenti sono protette tramite la crittografia end-to-end che permette ai soli utenti (e a nessun altro, Whatsapp compreso) di visualizzare la comunicazione o le informazioni tra loro. Una decisione, insomma, che modificherebbe anche alcuni dei paradigmi andati per la maggiore su internet negli ultimi anni. Un passaggio dalla condivisione di dati talvolta sfrenata, per dirla altrimenti, ad una migliore cura per la privacy.

Quello della privacy, va detto, è un tema piuttosto sentito. In Italia nel 2018, dati Censis, gli utenti dei social network sono cresciuti dal 67,3% al 72,5% della popolazione. In aumento gli utenti di Whatsapp: il 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30. Più della metà della popolazione usa i due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%). Importante il passo in avanti di Instagram, che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani, mentre Twitter scende al 12,3%). In un’altra indagine recente, sempre del Censis, che passava in rassegna i principali problemi dell’era digitale secondo gli italiani, la privacy (indicato dal 41,5%) è seconda solo alla diffusione di comportamenti violenti, dal cyber-bullismo alle diffamazioni e intimidazioni.

Anche negli Stati Uniti, ad esempio, i dati non differiscono molto. Circa il 68% della popolazione adulta utilizza Facebook, secondo il Pew Research Center. Ma negli ultimi tempi molti utenti hanno modificato il loro utilizzo del social newtork. Il 54% di essi, infatti, ha adeguato le proprie impostazioni sulla privacy negli ultimi 12 mesi, secondo un sondaggio separato del PRC condotto a maggio-giugno 2018. Circa quattro su dieci, invece, hanno sentito il bisogno di prendere una “pausa” dalla piattaforma per un periodo, mentre un 26% ha addirittura deciso di eliminare l’app dal proprio smartphone. Informati sulla pratica di Facebook di trattenere informazioni e dati sensibili per gli inserzionisti, il 51% ha dichiarato di non essere a proprio agio.

 

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