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Il potenziale economico dell’intelligenza artificiale

Uno studio McKinsey ha quantificato in 2.700 miliardi di euro l’impatto dell’IA sull’economia dell’Ue entro il 2030

di Mirko Spadoni

L’intelligenza artificiale offre enormi opportunità, a patto (ovviamente) di saperne sfruttare appieno le potenzialità. Un rapporto curato da McKinsey & Company ha quantificato l’impatto dell’AI sull’economia dell’Unione europea. Ecco con quali risultati. Secondo lo studio, se i 28 Paesi europei – l’analisi include anche il Regno Unito, seppure prossimo ormai all’uscita dall’Unione europea – sviluppassero l’attuale potenziale delle soluzioni di intelligenza artificiale e lo diffondessero sul territorio, il Prodotto interno lordo europeo potrebbe crescere di circa 2.700 miliardi di euro entro il 2030, pari a un incremento percentuale del 19%.

Attualmente, però, l’Unione europea ha fatto poco per implementare le tecnologie digitali e nello sviluppo e adozione dell’intelligenza artificiale. Specialmente nel confronto con Stati Uniti e Cina. Niente è ancora perduto, però: gli esperti sostengono che l’UE avrebbe il potenziale per colmare il gap, pur partendo in una posizione di svantaggio, dovuta anche ad alcuni ritardi evidenti. Come nella digitalizzazione, ad esempio.

Lo studio osserva che la digitalizzazione è presupposto alla diffusione dell’AI, ma il divario digitale dell’Europa con USA e Cina non si è ridotto negli ultimi anni. Il contributo del digitale al Pil è pari all’1,7% per l’Europa – in Italia il valore è fermo all’1,2% –, contro il 2,2% della Cina e il 3,4% degli Stati Uniti. E ancora: soltanto due imprese europee sono presenti nella top 30 mondiale delle organizzazioni leader nel digitale, e l’Europa ospita solo il 10% dei cosiddetti “unicorni digitali” del mondo, termine con il quale si indicano le startup che valgono oltre un miliardo di dollari.

Pur contando il 25% delle startup in ambito AI a livello mondiale, l’UE presenta alcuni ritardi sia per quanto riguarda gli investimenti – il rapporto osserva che il capitale investito pro-capite è pari a 220 euro negli Stati Uniti, mentre nell’Unione europea varia dai 3 euro in Italia fino ai 58 euro in Finlandia e ai 123 euro in Svezia –, sia per quanto riguarda la diffusione.

Prima, però, non mancano alcuni aspetti da chiarire: secondo uno studio condotto dalla società di investimenti britannica Mmc Ventures – l’analisi ha passato in rassegna circa 2.840 startup presenti in 13 Paesi Ue –, i due quinti delle startup europee, che dicono di utilizzare l’intelligenza artificiale, in realtà non ne fanno uso nei loro prodotti.

I ritardi sull’IA dell’UE non sono passati inosservati alla Commissione europea, secondo cui «rispetto ad altre parti del mondo, come gli Stati Uniti d’America e la Cina, gli investimenti per l’intelligenza artificiale nell’Unione sono modesti e frammentati». Bruxelles ha deciso così di lanciare ad aprile 2018 una «strategia in materia di AI».

Il piano prevede un maggiore coordinamento degli investimenti, che apporterà maggiori sinergie e almeno 20 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati nella ricerca e nell’innovazione nel campo dell’IA da oggi alla fine del 2020 e oltre 20 miliardi di euro l’anno da investimenti pubblici e privati nel decennio successivo. A integrazione degli investimenti nazionali la Commissione investirà 1,5 miliardi di euro entro il 2020, ossia il 70% in più rispetto al periodo 2014-2017. Per il prossimo bilancio dell’UE a lungo termine (2021-2027) l’UE ha proposto di investire almeno 7 miliardi di euro nell’ambito di Orizzonte Europa e del programma Europa digitale.

 

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