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Quanto vale il “business” della contraffazione?

E soprattutto quanto toglie ad un’economia? Nel caso italiano può costare fino a 88mila posti di lavoro

di Redazione

La nuova rilevazione Tendenze del commercio di merci contraffatte e usurpative realizzata dall’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale in collaborazione con l’Ocse conferma che quello della contraffazione è un mercato in continua crescita: il valore dei prodotti falsificati entrati in Europa è stato nel 2016, anno di riferimento del report, di 121 miliardi di euro, pari al 6,8% del totale dell’import europeo, in aumento rispetto al 5% registrato nella precedente rilevazione riferita al 2013. A livello internazionale l’Euipo calcola un giro d’affari che ammonterebbe a 460 miliardi di euro, anche in questo caso in aumento, dal 2,5 al 3,3%, rispetto al 2013.

Secondo l’analisi le principali merci contraffate sono beni di lusso come borse, pelletterie e orologi, da qui si spiega perché l’Italia è il terzo paese più colpito dalla contraffazione. Infatti, dal rapporto emerge che il 15,1% del valore dei beni sequestrati falsificati a livello mondiale sia a danno di marchi registrati in Italia, la terza percentuale più alta dopo Stati Uniti, 24% e Francia, 16,6%.

Nello specifico il rapporto prende come esempio il caso italiano, sottolineando che il mercato del falso e la pirateria costano al paese in termini di occupazione almeno 88mila posti di lavoro – equivalenti al 2,1% della forza lavoro -, mentre in termini monetari oltre 10 miliardi l’anno, cifra che include sia un mancato pagamento dei diritti di proprietà, che il mancato gettito fiscale , circa 4 miliardi, cifra che equivale allo 0,6% del Pil.

Il report, analizzando i sequestri alle dogane, pur sottolineando che i prodotti contraffatti possono provenire da quasi tutte le economie, risale anche ai principali paesi esportatori: Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Singapore, Tailandia, India e la Malesia.

I dati riportati nell’analisi di Euipo e Ocse sono però sottostimati poiché si basano su quasi mezzo milione di confische doganali – dato che una stima precisa di merci del mercato nero è impossibile -, quindi non fanno riferimento né ai prodotti contraffatti realizzati e venduti direttamente sul territorio nazionale, né a quelli digitalizzati e diffusi via internet. Per questo motivo spesso le stime provenienti da fonti diverse non coincidono del tutto. Un esempio sono i dati più aggiornati per quel che riguarda l’Italia forniti a dicembre 2018 dal Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico: l’istituto rilevava che nel 2017 il giro d’affari del mercato del falso valeva circa 7,2 miliardi di euro sottraendo al fisco 1,7 miliardi e una perdita complessiva di 104mila posti di lavoro.

 

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