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Lotta contro il cambiamento climatico: a che punto è l’Italia

Le avversità di tipo ambientale stanno intensificando le calamità naturali, negli ultimi due anni si rileva un incremento per alcuni inquinanti. I dati Istat

di Redazione

Venerdì è prevista a Roma la manifestazione #FridayForFuture per il clima, cui prenderà parte anche l’attivista 16enne Greta Thunberg, la quale è intervneuta qualche giorno fa al Parlamento europeo. Nella seconda edizione del rapporto diffuso dall’Istat, Sustainable Development Goals (SDGs), gli obiettivi adottati con l’Agenda 2030 il 25 settembre 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, una particolare attenzione viene riservata a quelli relativi alla tutela ambientale. Uno spunto in più di riflessione per comprendere quanto è stato fatto e quanto c’è ancora da fare.

A livello globale, si apprende, le emissioni di anidride carbonica sono aumentate del 40% rispetto ai valori del 2000. Solo nell’ultimo anno disponibile, il 2015, si è rilevata una lieve flessione rispetto all’anno precedente, con un livello di emissioni che ammonta a 32.294,213 milioni di tonnellate diCO2. In Europa, le emissioni pro capite di gas serra e altri gas climalteranti registrano una lieve diminuzione tra il 2015 ed il 2016 (8,7 tonnellate). Analoga la flessione in Italia (7,2 tonnellate pro capite). I tre quarti delle emissioni sono generate dalle attività produttive e un quarto dalla componente consumi delle famiglie. Tra le attività produttive, la prima responsabile delle emissioni è l’industria manifatturiera (22,1%), segue la Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (21,7%). Per la componente famiglie, il “Riscaldamento/raffreddamento” e il “Trasporto” incidono per il 12% ciascuno. Le anomalie di temperatura sulla terraferma a livello globale e nazionale si sono tradotte in un aumento pari, rispettivamente, a 1,20 e 1,30°C rispetto ai valori climatologici normali (1961-1990). L’impatto degli incendi boschivi presenta picchi nel 2007, nel 2012 e nel 2017.

In Italia, nello specifico, si stanno intensificando le calamità naturali, anche a causa dei cambiamenti climatici, con eventi disastrosi a cascata multirischio come frane, alluvioni, incendi boschivi, nubifragi, fenomeni climatici estremi, ondate di calore, deficit idrici. La fragilità e la cattiva gestione del territorio, la scarsa manutenzione e l’obsolescenza delle infrastrutture aggravano le perdite umane, economiche, ambientali. Nel 2017 è esposto a rischio di alluvioni, ovvero al rischio di danni alla persona (morti, dispersi, feriti, evacuati), il 10,4% della popolazione mentre il 2,2%è esposto a rischio di frane.

Sempre nel nostro paese, il livello di inquinamento atmosferico da particolato segna una battuta d’arresto della tendenza discendente di medio e lungo periodo. Un lieve incremento si rileva infatti per alcuni inquinanti negli ultimi due anni, anche a causa delle condizioni atmosferiche. Valori superiori alla media UE si registrano soprattutto nelle città della pianura padana. Prosegue la diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica, scesa al di sotto di un quarto negli ultimi due anni (23,4% nel 2017) da circa il 50% del 2008.

Il consumo di risorse naturali torna a crescere dal 2015, a seguito della ripresa delle attività produttive, dopo essersi ridotto del 50% tra il 2000 e il 2014. Oggi in Italia si consumano 8,2 tonnellate pro capite e 0,31 tonnellate ogni mille euro di Pil. Nel confronto europeo, l’Italia occupa una posizione virtuosa, al terz’ultimo posto nella graduatoria del rapporto consumo materiale/Pil (64% della media UE) e all’ultimo posto in termini di CMI pro capite (62%). Notevoli le disparità a livello regionale, con un CMI pro capite che va dalle 4,6 tonnellate della Campania alle 16,5 della Sardegna. Benché più che raddoppiata tra il 2004 e il 2017, la percentuale di rifiuti oggetto di raccolta differenziata è ancora sotto l’obiettivo previsto per il 2012.

In Italia la superficie delle aree marine protette è pari complessivamente a 3.020,5 Km. I tre quarti delle aree protette si trovano in Sardegna, Sicilia e Toscana. La percentuale di coste marine balneabili è pari al 66,9% nel 2017. La quota di costa non balneabile comprende le zone che presentano rischi di natura igienico-sanitaria o di sicurezza, ma anche le aree militari, i porti, le foci di fiumi e le aree soggette a tutela naturale.

(fonte: Istat)

 

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