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Gli imprenditori stranieri in Italia (e in Europa)

Mentre la crisi ha fatto diminuire il numero di imprenditori italiani, è cresciuto quello di persone provenienti da altri paesi. Un trend che si è poi confermato anche negli ultimi anni

di Redazione

Secondo l’ultimo report dell’Eurostat “Migrant integration” nel 2018 in Europa si contano 30,2 milioni di persone, tra i 20 e i 64 anni, che sono lavoratori autonomi. Di questi 3,5 milioni sono nati in un paese straniero e più nel dettaglio 2,2 milioni in uno stato non membro dell’Ue. In termini percentuali, il 14% degli europei sono lavoratori autonomi, mentre la quota degli stranieri si attesta al 13% per i nati nell’Unione europea e al 12% per gli extracomunitari. Osservando nello specifico i diversi paesi, la Grecia è il primo paese per lavoratori autonomi nazionali, ne registra il 31%, mentre per quanto riguarda i nati in un altro stato membro, la quota maggiore si evidenzia in Polonia, dove il 38% dei comunitari lavora in proprio. Il valore più alto per i nati al di fuori dell’UE è della Repubblica Ceca, in cui rappresentano il 38%.

L’Italia, secondo i dati Eurostat, è la seconda per numero relativo di lavoratori autonomi nazionali, il 22%, dietro solo alla Grecia e inverte le percentuali rispetto ai dati europei sulle due classificazioni: i lavoratori autonomi non comunitari sono di più degli europei, rispettivamente poco meno del 15% e circa il 12%. 

In materia di integrazione dei migranti con riferimento al lavoro, dall’indagine condotta dal Censis in collaborazione con l’Università Roma Tre, appare evidente che fare impresa è più facile che integrarsi: secondo i dati il 14,6% degli imprenditori in Italia è straniero (nello specifico l’81% proviene da un paese extracomunitario), ma il 12% ha una scarsa conoscenza della lingua (il 24% appena sufficiente) e, soprattutto, il 45% di essi nel tempo libera frequenta solo altri cittadini stranieri. 

La ricerca del Censis evidenzia come le attività degli stranieri in Italia abbiano mostrato una tendenza opposta rispetto a quelle degli italiani: mentre gli imprenditori italiani tra il 2010 e il 2018 sono diminuiti a causa della crisi del 12,2%, i nati all’estero hanno fatto registrare nello stesso periodo di tempo un aumento del 31,7%. Una caratteristica che emerge degli imprenditori stranieri è che questi sono mediamente più giovani di quelli italiani: tra i primi oltre sette su dieci hanno meno di 50 anni, mentre per quanto riguarda i secondi, gli under 50 sono solo il 44,3% del totale.

Significativo è anche il contributo della componente femminile, che non è così basso come si potrebbe pensare, anzi il 23% dei titolari delle imprese straniere sono donne, percentuale lievemente più alta del dato delle italiane, che rappresentano il 22% degli imprenditori del paese. Nel dettaglio dei dati, secondo la ricerca del Censis, al primo posto per nazionalità si trovano gli imprenditori marocchini che sono 64.690, attivi soprattutto nel commercio, a cui seguono i circa 50.900 cinesi, nel settore del commercio, tessile e ristorazione, e rumeni e albanesi, specializzati invece nei lavori edili. 

 

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