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Quanto guadagnano le calciatrici in Italia

Con il passaggio dalla LND alla FIGC, il trattamento economico riconosciuto alle atlete è leggermente migliorato: una finestra sul calcio femminile, adesso che se parla molto per via del Mondiale in Francia 

di Mirko Spadoni

La Nazionale italiana femminile di calcio è impegnata al Mondiale che si sta disputando in Francia e potrebbe qualificarsi agli ottavi di finale: per riuscirci, le azzurre devono battere la Giamaica domani in una gara in programma alle 18 e che sarà trasmessa su Rai 2 e su Sky. L’Italia non partecipava al Coppa del mondo dal 1999. A dimostrazione che il movimento italiano è in crescita.

A confermarlo è la stessa FIGC, la Federazione italiana giuoco calcio, osservando che «l’attività calcistica femminile in Italia è un movimento in continua crescita». Prima, però, qualche numero: le calciatrici tesserate per la Federcalcio – il dato più recente disponibile è aggiornato al 30 giugno 2017 – sono 23.665, 12.747 delle quali hanno meno di 18 anni. Le società registrate 677. Nella stagione sportiva 2017-2018, dodici partecipano al campionato nazionale di Serie A e 57 al campionato nazionale di Serie B.

Il movimento non genera un volume d’affari paragonabile a quello dei colleghi uomini, ovviamente. Né mai si presume ci riuscirà: il calcio femminile difficilmente attirerà la mole di pubblico che assiste alle partite maschili e quindi altrettanto difficilmente sarà mai appetibile per sponsor ed emittenti televisive, disposte a sborsare milioni di euro, pur di trasmettere gli incontri. Tutto questo si tradurrà in compensi meno consistenti per le protagoniste.

Secondo uno studio di Statista, il monte ingaggi annuo complessivo dei sette principali campionati femminili al mondo – l’elenco include quello francese, inglese, tedesco, statunitense, svedese, messicano e australiano – è pari a 42,6 milioni di dollari. Detto altrimenti: le 1.693 atlete, tesserate dalle Federazioni considerate, guadagnano meno di Neymar del Paris Saint Germain.

Tuttavia, in Italia, qualche passo in avanti è stato fatto per migliorare le retribuzioni riconosciute alle atlete: nell’estate 2018 l’organizzazione dei due principali campionati femminili è passata dalla Lega Dilettanti alla FIGC, un passaggio che porta con sé qualche cambiamento.

Pur continuando ad essere considerate delle dilettanti – a differenza di un’atleta professionista, un dilettante non è legato al club da un rapporto di lavoro, ma stringe un accordo economico –, alle calciatrici viene riconosciuto un migliore trattamento economico. Vediamo nel dettaglio quali sono i cambiamenti previsti dalle nuove regole FIGC. Adesso l’accordo può avere una durata fino a tre anni, con l’erogazione di una somma non superiore (al lordo) a 30.658 euro da corrispondersi in 12 mensilità. Inoltre le calciatrici possono vedersi riconosciuto un rimborso spese per un massimo di 61 euro al giorno per cinque giorni alla settimana durante il campionato. La somma scende a 45 giornalieri nel periodo di preparazione.

Si tratta di una novità rispetto al passato – fino alla stagione sportiva precedente al passaggio dalla LND alla FIGC, il massimale per l’accordo economico era di 28.158 euro –, alla quale se ne aggiunge una seconda. Prima le calciatrici dovevano scegliere tra l’accordo economico e i rimborsi spesa. Attualmente, invece, una cosa non esclude l’altra. Inoltre la Federazione ha autorizzato le società a riconoscere un’altra indennità in caso di accordi pluriennali e di premi individuali al raggiungimento di obiettivi personali e di squadra.

 

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